I nuovi sviluppi di una stimolazione bimodale, con un impatto ancora controverso

Formare operatori sanitari capaci di gestire in contemporanea sia apparecchi acustici sia impianti cocleari è la soluzione necessaria per migliorare le condizioni dei pazienti, dice Gaetano Paludetti.

Bisogna considerare che la riabilitazione uditiva è un processo da costruire con misurazioni personalizzate, dove l’analisi delle capacità residue è un discrimine che consente di scegliere quando è meglio adottare la soluzione bimodale rispetto, ad esempio, ad un doppio impianto – riflette l’esperto romano in questa videointervista. Una tavola rotonda, che si è svolta al 106° congresso della Società Italiana di Otorinolaringologia e Chirurgia Cervico-Facciale, ha cercato di fare il punto sull’attualità dell’argomento, al fine di diffondere corrette procedure di valutazione audiometrica dei disturbi di cui si parla. Esistono molte variabili che intervengono a creare la migliore cura possibile, ma basta osservare le difficoltà attualmente ancora presenti per capire che il tema è tutt’altro che chiaro, rimane cruciale e avrà ancora importanza basilare negli anni a venire. Il punto nodale è chiaramente il residuo uditivo dell’orecchio non impiantato, che negli adulti è valutabile con facilità, ma nei bambini che non abbiano ancora compiuto i due anni di età non è semplice e lascia ancora diverse domande senza risposta. Il primo obiettivo sono le valutazioni precedenti e successive all’implantologia, che devono essere coerenti, effettuate armonicamente e con le stesse metodiche dagli stessi professionisti, che allo stato attuale devono ancora acquisire competenze diffuse per contribuire ad offrire un trattamento completo di eccellenza.

Claudia Patrone

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