Dall’Università di Torino, accento sui disturbi audiologici lievi in età scolare

Ha presentato un importante studio al 105° congresso SIO, il gruppo di ricerca di Roberto Albera dell’Università di Torino: i bambini con sordità leggere non vanno dimenticati nel percorso scolastico.

Meritano l’attenzione dei pediatri, delle famiglie e degli insegnanti i piccoli pazienti che, già dallo screening audiologico neonatale, sono stati segnalati per problemi uditivi di moderata o lieve entità. La ricerca condotta nel capoluogo piemontese, infatti, ha rilevato che i risultati ottenuti nell’apprendimento sono meno buoni di quelli dei compagni normoudenti, a causa dello sforzo di ascolto che si fa sempre più sfidante nelle aule rumorose. Meglio dunque non abbandonare al loro destino questi giovani studenti, permettendo loro di beneficiare di ogni possibile accorgimento per aiutarli nella loro formazione: nei casi meno gravi può essere sufficiente farli sedere più vicini al docente, ma possono essere utili anche supporti protesici in momenti specifici della loro vita quotidiana. «Si tratta senza dubbio di soggetti più autonomi rispetto ai sordi profondi – precisa il professore torinese – ma sono comunque bambini che devono affrontare un periodo delicato che è quello didattico, nel quale vanno sostenuti. Certamente potranno essere adulti che decideranno di abbandonare le protesi, per l’esiguità delle loro perdite uditive, ma in età scolare è importante che siano in grado di concentrarsi sull’impegno formativo che, dalle elementari all’università, diventa sempre più complesso». Le modalità di intervento proposte, infatti, pongono l’accento sul principio del contrasto alla disabilità, offrendo a tutte le persone gli strumenti e le possibilità di imparare ed esprimere al meglio le loro capacità: significa investire per garantire una buona qualità di vita e ridurre le possibili ricadute negative sul carattere, specie in una fase così ricca di stimoli come la crescita.

Claudia Patrone

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