Ora dalla Svizzera arrivano elettrodi elastici speciali per gli impianti uditivi

Innovazioni

Questa innovazione, che arriva dalla Svizzera, promette elettrodi elastici per impianti uditivi. © EPFL

Ritrovato e prodotto grazie ad un materiale flessibile per impianti, in platino, ricoperto di silicone, con una superficie di appena 0,25 mm², ora in fase di preparazione per test sugli esseri umani, la tecnologia della riabilitazione uditiva potrebbe trovarsi di fronte ad un grande passo in avanti.

Un’innovazione che, secondo i suoi sviluppatori, viene immaginata come una soluzione destinata a sostituire gli impianti al tronco encefalico. Venendo alle premesse tecnologiche della scoperta, riportate di seguito, si può notare infatti come si tratti di un’evoluzione che si fonda su unità già preesistenti.

In considerazione della varietà degli impianti uditivi attualmente presenti, infatti, si osserva che hanno saputo ripristinare il suono in molti casi che, in precedenza, non lasciavano speranze. Laddove il danno dell'orecchio interno o del nervo uditivo esclude gli impianti cocleari, infatti, quelli al tronco hanno dimostrato di avere un successo neuroprotesico attivando segnali elettrici direttamente al tronco cerebrale uditivo. Eppure, nonostante i progressi concessi, i risultati sono invece variabili, dato che uno dei maggiori problemi riscontrati è la mancanza di flessibilità dei dispositivi più a contatto con la superficie interessata, che fa sì che non possano avvolgere adeguatamente la curva del tronco uditivo.

Buone notizie da questo punto di vista, finalmente, arrivano dalla Svizzera, dove l’esigenza di un'interfaccia elettronica morbida ed elastica è stata elaborata dall’EPFL, la Scuola Politecnica Federale di Losanna, in collaborazione con l’Harvard Medical School e il Massachusetts Eye and Ear di Boston, negli Stati Uniti. Insieme, i due istituti hanno ideato il nuovo materiale per impianti, l’hanno ridotto ad una dimensione adatta all'uso nell'uomo e l’hanno testato con successo nei topi. Attualmente, si trova nella fase di studio precedente alla sperimentazione umana. I progressi del progetto sono stati appena riportati sulla rivista “Science Translational Medicine”.

Eccezionali soluzioni sono state elaborate per superare, ad esempio, i problemi prevedibili causati dalla rigidità del platino, che è stata ovviata pensando alla tradizionale arte giapponese del taglio della carta, il kirigami, la cui tecnica è stata copiata tagliando porzioni a forma di Y di segmenti di plastica metallizzata, prima della lavorazione su scala micron. I ricercatori della Scuola Politecnica Federale provano già altre applicazioni: «Le proprietà del nostro dispositivo sarebbero utili per ogni tipo di neuroprotesica impiantabile, per esempio per stimolare o registrare l'attività neurale nella colonna vertebrale, nel cervello o persino nei nervi periferici», propone la responsabile del progetto, Stéphanie Lacour.

Info: EPFL – Scuola Politecnica Federale di Losanna.

P. W.

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