Uno studio sperimentale sulla malattia di Ménière, dall’Università “Federico II”

Ricerca

Forti crisi vertiginose rendono particolarmente invalidante la malattia di Ménière. © Christopher Hall – Fotolia

All’Università “Federico II” di Napoli un gruppo di giovani ricercatori ha avviato uno studio sperimentale per dimostrare l’efficacia di cinnarazina/dimenidrato, affiancato al fattore antisecretivo, per curare con successo i sintomi affatto invalidanti della malattia di Ménière. Contributo d’autore.

Lo scopo dello studio è dimostrare, nell’arco di un periodo di osservazione di dodici mesi, che affiancando la cinnarazina/dimenidrato al fattore antisecretivo si produce, sulla lunga distanza, un migliore controllo dei sintomi – intensità e frequenza delle crisi vertiginose, acufeni – rispetto al solo utilizzo della cinnarazina/dimenidrinato di mattina e di sera, secondo il protocollo frequentemente impiegato nel trattamento del paziente vertiginoso.

Casistica e metodologia di ricerca

Lo studio include quarantotto pazienti con malattia di Ménière definita secondo i criteri dell’AAO-HNS, American Academy of Otolaryngology – Head and Neck Surgery, del febbraio 2015, ossia venti maschi e ventotto femmine, osservati per un periodo di tempo di dodici mesi. I pazienti sono stati selezionati su un numero totale di sessanta casi, afferiti in maniera continuativa presso l’Unità Operativa Complessa di Otorinolaringoiatria dell’Università “Federico II” di Napoli da giugno 2018 a giugno 2019.

Tali pazienti sono stati divisi in due gruppi: al gruppo A, costituito da quattordici femmine e dieci maschi, è stato somministrato il preparato di cinnarazina/dimenidrinato di mattina e di sera per due mesi seguiti da un mese di riposo, mentre al gruppo B, costituito da nove femmine e quattro maschi, è stato proposto il trattamento terapeutico costituito dall’associazione del fattore antisecretivo – 1g/pro kg – con cinnarazina/dimenidrinato, praticato per due mesi seguiti da un mese di riposo. L'età al momento dell'inclusione era compresa tra i ventiquattro e i settantacinque anni. I pazienti non presenti nello studio sono coloro che, per motivi personali, hanno deciso di non rispettare il protocollo proposto.

Tutti gli individui selezionati presentavano i seguenti criteri di inclusione: pazienti maggiorenni con consenso scritto; diagnosi di malattia di Ménière definita, monolaterale, sulla base dei criteri formulati congiuntamente nel febbraio 2015 dal Classification Committee of the Bárány Society, dalla Japan Society for Equilibrium Research, dall’European Academy of Otology and Neurotology EAONO, dall’Equilibrium Commettee of the American Academy of Otolaryngology – Head and Neck Surgery AAO-HNS e dalla Korean Balance Society; assenza di precedente di chirurgia otologica e di malattie croniche a carico dell’orecchio medio; assenza di malattie sistemiche, dismetaboliche e neurodegenerative invalidanti; assenza di abuso di sostanze alcoliche, stupefacenti e/o farmaci ototossici; pazienti con malattia in fase florida. Tutti sono stati sottoposti ad anamnesi, esame obiettivo otorinolaringoiatrico e audiometrico, questionario standardizzato per l’ipoacusia HHIA, questionario per la valutazione delle vertigini e questionario standardizzato per gli acufeni THI.

Raccolta dati

Con riferimento all’udito, dal punto di vista dei dati oggettivi non è stata presa in considerazione l’audiometria mentre, per quanto riguarda i dati soggettivi, per valutare l’impatto dell’ipoacusia sulla vita di ogni paziente è stato anche somministrato l’Hearing Handicap Inventory for Adult HHIA, un questionario psicometrico standardizzato sviluppato da Newman nel 1990 e ampiamente utilizzato nella pratica clinica. Si compone di venticinque domande: ad ogni item si applica un punteggio di 4 se la risposta è «Sì», di 2 se la risposta è «Ogni tanto», di 0 se la risposta è «Mai». Il test indaga le reazioni emotive – E – e le limitazioni sociali – S – correlate alla perdita uditiva, misurate in due sottoscale separate. In base ai punteggi ottenuti, è stato effettuato il grading clinico della severità dell’ipoacusia.

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