La fotografia EuroTrak 2018 rivela oggi un’Italia più consapevole dell’ipoacusia

FIA 2018

Palacongressi Rimini
© C. P.

Con l’apertura del 19° FIA, il congresso degli audioprotesisti in corso a Rimini, vengono presentati ufficialmente i dati dell’indagine EuroTrak Italia 2018, che approfondisce la percezione dei disturbi di udito e le modalità degli interventi riabilitativi. Diretta Twitter su @AudiologyItalia con hashtag #FIA2018, fino a domenica.

È una panoramica ulteriormente raffinata e aggiornata, quella offerta dalle informazioni e dalle riflessioni elaborate dall’EHIMA – e, riguardo il nostro Paese, raccolte fra un campione rappresentativo di oltre quindicimila persone dall’agenzia Anovum di Zurigo per conto dell’Associazione Nazionale Importatori e Fabbricanti di Audioprotesi. Lo studio EuroTrak torna, dopo tre anni, a sondare percezioni ed abitudini dei nostri concittadini affetti da sordità, in merito alla gestione del problema, alle relazioni con gli operatori deputati ad affrontarlo e, in generale, alla conduzione della loro vita personale, professionale e sociale; nell’edizione 2018 si è tentato un perfezionamento del materiale di studio inserendo nuovi argomenti, quali le comorbilità fra i costi sanitari risparmiati per l’uso delle protesi acustiche e, fra i vantaggi di chi le possiede, le ragioni per rimpiangerne il tempo trascorso senza, i canali di acquisto e la soddisfazione ottenuta, la consapevolezza e l’utilizzo degli accessori, infine il senso di sicurezza procurato da un udito migliore.

#FIA2018, la diciannovesima edizione del congresso degli audioprotesisti che si svolge dal 26 al 28 ottobre a Rimini e di cui la testata Audiology Infos Italia propone la diretta Twitter, ha presentato ufficialmente i dati dell’Italia.

I questionari sono stati inviati ad un campione rappresentativo della popolazione di quindicimilaquindici persone, suddivise per età, genere e regione di appartenenza, al fine di individuare – da una parte – la prevalenza dei disturbi di udito, che si attesta nel 2018 al 12,1% (era pari a 11,7% all’epoca dell’EuroTrak 2015), e – dall’altra – l’adozione di dispositivi per il recupero della capacità sensoriale, capitolo che ha rilevato un tasso di penetrazione evidentemente superiore a tre anni fa, da 25,2% a 29,5%, con trattamenti binaurali al 61%; un altro elemento assai positivo è l’aumento dal 31% al 38% dell’incidenza degli esami audiologici di screening negli ultimi cinque anni, effettuati da medici specialisti.

È stato inoltre intervistato un secondo campione mirato, rappresentato da cinquecentonove possessori di apparecchi acustici e da ottocentoventitré pazienti ipoacusici che non ne dispongono: dei primi è stata indagata la soddisfazione, che dal 79% dell’EuroTrak 2015 è salita di due punti a 81%, dei secondi la motivazione alla base della mancata scelta, che varia dal sentirsi a disagio all’avere priorità più importanti.

L’aspetto interessante è il percorso che porta gli individui affetti da diverse forme di sordità all’acquisto delle protesi: un’elevata percentuale, pari a 80%, discute della patologia con il medico specialista o con il curante, infine il 58% si decide dopo essere stato da loro consigliato (il cosiddetto tasso di dropout, ovvero la forbice che si perde nel passaggio da una fase all’altra, in questo caso dalla richiesta del consulto alla raccomandazione clinica, scende positivamente al 27% dal 35% di tre anni fa); il 27% dei medici generici invia il paziente ad un audioprotesista (il 20% nel 2015), il 78% all’otorinolaringoiatra o all’audiologo, il 5% invita a non procedere con altre azioni; il 40% dei medici specialisti invia i pazienti all’audioprotesista, il 31% non raccomanda altre azioni (era il 39% nel 2015); indagando il percorso della protesizzazione più a fondo in Italia nello specifico, il sondaggio ha rilevato inoltre che una percentuale di pazienti pari a 8%-9% si reca in un centro acustico per discutere dell’ipoacusia prima che da un medico, ma – sorpresa – l’audioprotesista non consiglia una visita se non in un’importante minoranza dei casi, ovvero nel 27% inviando al curante e nel 21% allo specialista, ma questo significa che nei rispettivi 73% e 79% lascia gli utenti a decidere di andarci di propria iniziativa; peraltro, l’audioprotesista è la figura professionale che assiste nell’acquisto con il 61% di influenza, distaccato notevolmente dall’otorinolaringoiatra con il 37%, dal medico di famiglia che interviene con percentuale pari a 11%, dal farmacista con il 3%, dal logopedista per un limitato 1%, quando non da un’altra persona con il 6%.

I questionari compilati hanno poi individuato un inedito beneficio derivante dall’uso di dispositivi per l’udito: il miglioramento della qualità del sonno. In relazione ai costi, il ragionamento si complica: il 57% di chi ha gli apparecchi acustici ha ricevuto una parte di rimborso da terzi, leggasi il Sistema Sanitario Nazionale o assicurazioni private, e questo dato riflette quello del 2015 ma si distribuisce in maniera diversa, nel senso che il 15% non ha integrato la spesa e il 42% ha potuto beneficiare di un contributo parziale (il riferimento all’EuroTrak precedente è, rispettivamente, 17% e 40%), invece il 39% ha pagato interamente di tasca propria in rapporto al 36% di tre anni fa; il 65% era già consapevole della possibilità di ottenere una parte della somma prima dell’acquisto, il 34% no; fra gli ipoacusici non protesizzati, il 21% crede che non esistano forme di sostegno, il 55% non lo sa e il 24% è correttamente informato (il confronto con il 2015 impone una riflessione sulla necessità di meglio comunicare i diritti sociali dei cittadini, poiché le percentuali in oggetto si attestavano rispettivamente a 16%, 60% e 24%); anche il livello di soddisfazione generale per il prodotto varia a seconda dell’integrazione economica, passando da 86% a 76%, e – in particolare – il valore attribuito all’investimento, rapportando le prestazioni e il denaro speso, misura una soddisfazione pari a 80% in chi ha ricevuto il rimborso e a 66% negli altri; in relazione ai pazienti audiologici che non portano gli apparecchi, il costo elevato non figura tra i dieci motivi principali per il loro rifiuto ma nelle ragioni secondarie, in quanto il non poterselo permettere è una risposta fornita dal 50% degli intervistati, per il 37% in maniera significativa e per il 13% solo in parte. Infine, uno dei dati più interessanti per l’impatto che rappresenta nella cultura della sensibilizzazione riguarda lo stigma: il 54% dei protesizzati non si è mai sentito rifiutato o deriso per il fatto di indossare i dispositivi, mentre è successo ad addirittura il 77% di chi ha problemi di udito non curati, per il 4% regolarmente, per il 46% occasionalmente e per il 27% raramente.

Fonte: Anovum - EuroTrak Italia 2018

Diretta Twitter: #FIA2018.

C. P.

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