La presbiacusia centrale è associata alla perdita di memoria: lo studio italiano

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I test della percezione uditiva andrebbero somministrati agli anziani ultrasessantacinquenni. © willowpix-iStock

Bastano i dati di uno studio preliminare per capire la correlazione: hanno infatti dimostrato che i disturbi audiologici centrali dell’età avanzata possono essere associati alla perdita della memoria e a un lieve deterioramento cognitivo. I risultati dello studio sono stati presentati a Los Angeles.

Dal 70° Meeting Annuale dell’Accademia Americana di Neurologia che si è svolto in California è stata puntata l’attenzione sul tema, secondo quanto ha riportato Cision PRNewswire. Il gruppo dei ricercatori ha scoperto che le persone affette da disturbi audiologici centrali hanno il doppio delle possibilità di incorrere in un declino cognitivo lieve rispetto a chi non presenta ipoacusia.

A suffragare questa tesi arriva lo studio in oggetto, denominato Great Age Study, che ha esaminato i dati di oltre milleseicento partecipanti: si tratta di una ricerca basata sulla popolazione, che è stata condotta nel sud dell’Italia, coinvolgendo in particolare gli anziani del centro pugliese di Castellana Grotte. L’età media dei componenti del campione era di settantacinque anni e in relazione a questo lavoro scientifico sono state testate le loro abilità uditive, mentali e della memoria. Le persone esaminate al fine dell’analisi erano anche affette da presbiacusia periferica o centrale.

Hanno raccolto risultati molto interessanti, i ricercatori impegnati nell’indagine, in particolare due noti italiani del settore, Nicola Quaranta, direttore della Clinica Otorinolaringoiatrica dell’Ospedale di Bari, e Rodolfo Sardone, presidente dell’AITA – Associazione Italiana Tecnici Audiometristi. Dei centonovantadue partecipanti con ipoacusia centrale, centoquarantaquattro – il 75% – sono stati diagnosticati anche di un lieve deficit cognitivo; dei seicentonove partecipanti che non presentavano disturbi di udito, erano trecentosessantacinque – il 60% – ad avere anche un lieve deficit cognitivo; al contrario, individui compresi nel campione che già mostravano un’ipoacusia periferica si sono rivelati meno soggetti ad incorrere in un leggero calo cognitivo rispetto ai loro pari senza difficoltà uditive.

Zero dubbi sull’interpretazione di questi dati da parte degli studiosi: «Questi risultati preliminari suggeriscono che l’udito compromesso a livello centrale può condividere la stessa perdita progressiva di funzionamento delle cellule cerebrali che si manifesta nel declino cognitivo, rispetto alla perdita sensoriale che si verifica nel caso di una sordità periferica», ha voluto testimoniare all’Accademia Americana di Neurologia uno degli autori dello studio, l’ingegnere audiometrista Rodolfo Sardone. «Si tratta di un problema della percezione. Test della percezione uditiva dovrebbero essere somministrati alle persone ultrasessantacinquenni e anche a quelle diagnosticate di problemi cognitivi».

Info: Cision PR Newswire e Accademia Americana di Neurologia.

C. S.

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