HEAL 2018, ritorno sul lago di Como: quattrocento iscritti, quarantacinque Paesi

Reportage

A HEAL 2018 erano rappresentati Albania, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Canada, Cina, Cipro, Corea del Sud, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Hong Kong, India, Iran, Irlanda, Israele, Italia, Norvegia, Nuova Zelanda, Oman, Paesi Bassi, Palestina, Polonia, Portogallo, Qatar, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Sudafrica, Svezia, Svizzera, Taiwan, Thailandia, Turchia e Uzbekistan. © C. P.

Il ritrovo biennale sul Lario incarna, da oltre un ventennio, il bilancio e il rilancio dell’audiologia globale: dal 7 al 9 giugno il complesso di Villa Erba ha nuovamente accolto gli esperti dell’udito di larga parte del mondo, integrando sessioni scientifiche e incontri ad un incantevole scenario.

Per tre giorni, gli specialisti partecipanti si sono interrogati ed espressi su cosa significhi, oggi, Hearing Across the Lifespan, ovvero sentire per tutto il corso della vita, dal cui acronimo – HEAL – da qualche anno l’evento prende il nome. Non si tratta, come sempre, soltanto di audiologi, né necessariamente soltanto di operatori sanitari: qui presenziano infatti audioprotesisti, otorinolaringoiatri, pediatri, ingegneri del suono e delle comunicazioni, rappresentanti istituzionali e governativi incaricati delle politiche sanitarie di diversi Paesi, geriatri, medici e chirurghi, foniatri, logopedisti e audiometristi. L’organizzazione, ormai, è una macchina rodata: quelle che sono internazionalmente conosciute come le conferenze sul lago di Como sono un appuntamento fisso che richiama i membri di una grande famiglia, per l’atmosfera che si respira fra abbracci, dibattiti serrati in ogni circostanza, impegno didattico e formativo, ricerca dello scambio accademico e clinico da portare poi nelle proprie realtà di origine o promuovere attraverso studi collettivi come le serie di forum tematici pubblicate negli anni su edizioni speciali dell’American Journal of Audiology. Gli argomenti trattati nelle aule e sui poster spaziavano dalla pratica negli ospedali e nei centri acustici alle indagini contemporanee sull’ascolto, dagli approfondimenti sui meccanismi dell’udito e delle sue disfunzioni agli sviluppi tecnologici nella diagnostica, dagli avanzamenti in tema di dispositivi e strumenti a sostegno dei pazienti affetti da perdite sensoriali ai problemi medici inerenti l’implementazione dei programmi e la gestione dei pazienti, dagli effetti psicologici e sociali della sordità ai nessi causali fra l’ipoacusia e il declino cognitivo o la demenza, così come dalle prese di posizione e dalla decisionalità in ambito clinico ai protocolli attuati e ai modelli prodotti nelle diverse nazioni rappresentate, dalla garanzia della qualità delle prestazioni erogate alle prospettive dei familiari dei pazienti e del pubblico dal punto di vista sanitario, ma anche alle più avanzate applicazioni della telemedicina su tutte le aree dell’audiologia, dell’assistenza e della cura in materia di udito. Le sfide future dei professionisti del pianeta sono state, inoltre, immaginate dai più influenti esperti che hanno fatto la storia della disciplina, a partire dal presidente della conferenza Ferdinando Grandori, che ha sempre ideato il percorso di questi appuntamenti insieme agli ingegneri suoi collaboratori del Politecnico di Milano e del Consiglio Nazionale delle Ricerche, per giungere ai membri del comitato scientifico di questa edizione di HEAL, ovvero Sophia Kramer del VU University Medical Center di Amsterdam, nei Paesi Bassi, e Gabriella Tognola dell’Istituto di Elettronica e di Ingegneria dell’Informazione e delle Telecomunicazioni del Consiglio Nazionale delle Ricerche presso il Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano, che hanno curato il programma formativo, inoltre Larry Humes dell’Università dell’Indiana, negli Stati Uniti, presenza fissa sul Lario autore di un’interessante lettura su un’analisi del sistema di valutazione dell’ipoacusia da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Judy Dubno della Medical University of South Carolina, ricercatrice statunitense dal curriculum prestigioso che ha approfondito i cambiamenti dell’handicap uditivo autoriferito per tutto il corso della vita, infine Elizabeth Masterson, epidemiologa e ricercatrice americana portavoce dello studio NIOSH – National Institute for Occupational Safety and Health, che ha portato sul lago i risultati principali del progetto di sorveglianza sull’ipoacusia professionale che ha esaminato le perdite uditive di lavoratori esposti al rumore negli Stati Uniti. Riguardo le problematiche affrontate sul futuro dell’audiologia, non sono mancati argomenti anche coraggiosi e sfidanti per i tecnici di settore, come l’autofitting degli apparecchi acustici. Presente nei tre giorni dei lavori, Audiology Infos Italia propone il racconto di contenuti e protagonisti nella consueta diretta Twitter, consultabile a questo link oppure sull’account ufficiale @AudiologyItalia con hashtag #HEAL2018.