È il turismo medicale il nuovo obiettivo di sviluppo e futura risorsa strategica

Prospettive

Ha interessanti opportunità di sviluppo il turismo medicale in Italia: ne hanno parlato gli operatori al recente salone Intercare, nell'ambito della BIT – Borsa Italiana del Turismo di Milano. © Intercare

Facilitare le attività connesse a questa importante parte della professione è interesse di entrambi i sistemi sanitario e turistico: ne hanno discusso formatori, consulenti e operatori in un convegno organizzato a Milano durante il salone Intercare nell’ambito della BIT – Borsa Italiana del Turismo.

Arrivi e presenze nelle destinazioni che vengono scelte per approfondire e aggiornare indagini diagnostiche, per non parlare della ricerca di interventi terapeutici da parte degli utenti finali, sono un elemento dell’andamento economico del Paese tutt’altro che secondario: a questa concezione del viaggio, che non è soltanto svago e vacanza, lavoro e affari, ma anche assistenza e cura, si rimanda un’intera sezione della celebre fiera che ogni anno si svolge nel complesso di Rho per mettere in scena e promuovere il distretto dell’accoglienza a livello internazionale. Un confronto aperto a tutto campo sull’argomento è stato promosso da istituzioni e operatori privati, che all’esposizione sul turismo medicale hanno dialogato sulle agevolazioni necessarie a sviluppare ulteriormente un settore già promettente ed in forte evoluzione: l’abolizione dell’Iva sulle prestazioni a pazienti stranieri, la facilitazione dell’iter burocratico per l’ottenimento dei visti sanitari, un maggiore supporto per gestire l’intero sistema e competere alla pari con le destinazioni estere, infine un aumento delle sinergie tra ospedali, centri di ricerca, industria biotecnologica e università.

L’incontro si è posto l’obiettivo di valutare le esigenze dei pazienti esteri, l’esperienza di destinazioni e sistemi sanitari stranieri con l’offerta delle strutture e degli operatori in Italia, rappresentati dalle principali associazioni del settore e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Le riflessioni hanno mostrato uno scenario interessante: secondo una ricerca Ocps-Sda Bocconi, il nostro Paese appare ormai a livello internazionale come una destinazione con un sistema sanitario di eccellenza, ma molto lavoro resta ancora da fare per qualificarlo al punto da attirare maggiormente i pazienti in cerca di interventi terapeutici. La situazione è stata descritta da Dorina Bianchi, sottosegretario del MiBACT – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo: «Siamo al secondo posto dei sistemi sanitari nella classifica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Bloomberg ha eletto l’Italia come il Paese più in salute al mondo, grazie alla qualità complessiva dello stile di vita e dell’assistenza sanitaria, e molti ospedali italiani si fregiano del Sigillo d’Oro, una certificazione internazionale che testimonia l’aderenza a più di trecento indicatori di qualità». Il dato di cinquemila pazienti che scelgono l’Italia per curarsi, in tutta evidenza, è ancora molto lontano dal milione e duecentomila ricevuti dalla Thailandia o dal milione del Messico, ma l’intenzione degli operatori è lavorare per alimentare le opportunità. Lo conferma l’incaricata del governo: «Abbiamo creato un tavolo di lavoro con il Ministero del Turismo e quelli degli Esteri e della Salute, per individuare le realtà private di eccellenza e valorizzare questo segmento. Aprirsi a mercati esteri, che apportino risorse al nostro sistema sanitario, è un campo che va valorizzato». La sinergia con le istituzioni è fondamentale e l’ha sottolineato Alessandro Santambrogio, direttore marketing del salone Intercare: «Se guardiamo ai cinque fattori principali che influenzano la scelta di dove andare a farsi curare – costo, tempi di accesso, disponibilità della cura, qualità delle strutture sanitarie e dei medici, qualità del luogo – almeno quattro sono legati alla destinazione. Costo del lavoro, fiscalità, sicurezza, normative sull’accesso a cure, come la riproduzione assistita o le cellule staminali, rilascio di visti e molte altre dipendono infatti da precise scelte legislative: ecco perché non si può prescindere dal coinvolgimento delle istituzioni, se si vuole disegnare una strategia competitiva efficace». La possibilità di recuperare l’Iva sui costi della sanità privata è una delle principali richieste degli operatori, mentre la direttiva europea 2011/24 sulle cure transfrontaliere e sulla libertà di scelta dei luoghi di assistenza per i cittadini dell’Unione prevede rimborsi non del tutto chiari né uniformemente riconosciuti. Un esempio virtuoso dell’integrazione fra ospedali, ricerca, industria e mondo accademico necessaria per promuovere una destinazione di turismo medicale – hanno considerato gli operatori – è la Lombardia che, oltre ad essere un fiore all’occhiello del sistema sanitario italiano, è anche un distretto biomedicale con cinquantasei dipartimenti universitari di medicina, diciannove Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico che producono il 58% delle pubblicazioni mediche, trentadue centri di ricerca e settecento aziende biomedicali che rappresentano il 47% del fatturato italiano del settore.

Info: Intercare.