Essere pazienti oggi, ecco i rischi di Internet: troppa informazione, diffidenza

Tecnologie

Grazie alle nuove tecnologie, medici e pazienti possono entrare in contatto più facilmente. © Stocklib/everythingpossible

A prima vista, avere a disposizione informazioni di ogni tipo con le nuove tecnologie è positivo; quando si tratta di gestire al meglio la propria salute, tuttavia, il pericolo di affidarsi ad intuizioni sbagliate è reale. Il portale MioDottore svela la relazione fra pazienti e medici, in Italia.

Dalla piattaforma internazionale dedicata alla sanità privata, che collega gli specialisti delle diverse discipline con i fruitori finali, emerge un panorama interessante da esplorare, al fine di comprendere come evolve la società contemporanea anche in funzione dei servizi in questo delicato settore. Domanda e offerta, in questo caso, si incontrano anche solo virtualmente per richieste e consulti, ma non manca la possibilità di prenotare visite, intercettare nuovi utenti per i professionisti e confrontare diversi consigli per chi cerca un aiuto di fronte a dubbi o problemi. La portata del fenomeno è tutt’altro che debole: il gruppo DocPlanner, di cui MioDottore fa parte, si rivolge attualmente a venti milioni di pazienti nel mondo, gestendo trecentoquarantamila prenotazioni al mese, coinvolge oltre sei milioni di professionisti, fra cui ventimila medici verificati, e registra circa due milioni di recensioni sui suoi siti pubblicati in ventiquattro Paesi; in Italia, dove è presente dal 2015, conta una rete di duemilaseicento dottori distribuiti in varie categorie, fra cui anche l’otorinolaringoiatria, inoltre la logopedia e l’audioprotesi.

La piattaforma ha interpellato i medici affiliati e i propri utenti italiani per indagare come la Rete e gli strumenti tecnologici ormai di uso quotidiano stiano diventando indispensabili nell’affrontare le tematiche relative alla sanità e a gestire la propria salute. L’altra faccia della medaglia, tuttavia, manifesta che la tentazione della ricerca facile delle informazioni non si accompagna ad una consapevolezza accresciuta del pubblico sulle materie relative, ma spesso a diffidenza: Internet è una fonte per ottantacinque pazienti italiani su cento, il 57% ne apprezza l’immediatezza, il 27% la possibilità di condividere con altri le proprie esperienze, il 4% vi supera l’imbarazzo nell’esporre dubbi inerenti le proprie condizioni di salute; ma il 52% non si fida di quanto trovato online, il 47% teme che le informazioni non siano verificate da esperti e il 32% non sa districarsi fra la mole di dati disponibili. L’attuale realtà fotografa il 21% di persone abituate a porre domande ad un esperto attraverso il web, il 41% che chiede un secondo parere, il 23% che cerca di evitare un confronto diretto; il 47% ricerca lo specialista per una visita e il 44% prenota via online booking, email, Whatsapp o Messenger. La categoria degli operatori sanitari come risponde? Sono soprattutto le grandi città ad essere maggiormente rappresentate: il 16% degli iscritti lavora a Milano e a Roma, il 10% a Torino, il 7% a Napoli e il 4% a Bologna. Il 30% ha un’età compresa fra trentasei e quarantacinque anni, il 25% fra cinquantasei e sessantacinque; per il 61% si tratta di uomini, per il 39% di donne. In massima parte sono dentisti (11%), psicoterapeuti (8%) e nutrizionisti (7%); il 10% opera anche nel pubblico, il 60% nel privato. Il 71% ritiene che l’impiego della tecnologia nell’ambito della salute abbia reso i pazienti sovrainformati, per il 53% questo li rende più diffidenti e predisposti a mettere in dubbio la consulenza del medico, il 18% lo considera invece positivo per seguire le indicazioni ricevute senza dipendere troppo dal dottore. Il 63% considera Internet un canale molto potente per intercettare nuovi pazienti, il 56% per gestire meglio le relazioni con i pazienti e con i partner professionali; il 55% pensa che la tecnologia contribuisca ad offrire un’immagine più professionale ai propri contatti, il 40% che aiuti ad offrire un servizio migliore alle persone e a risolvere alcuni problemi di gestione, il 20% lamenta infatti difficoltà nel ricordare gli appuntamenti.

Info: MioDottore.

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