Se gli AirPods di Apple possono diventare come apparecchi acustici tramite l’app

Innovazione

Rivoluzione nel mercato audioprotesico: un’app per AirPods si propone di sostituire gli apparecchi acustici. © Fennex

Veramente non sembra possibile che quella che potrebbe apparire come realtà del futuro sia già a portata di mano: ma è questo che promettono gli italiani della startup svizzera fondata da Alex Mari – Fennex – che hanno ideato un’app per trasformare gli AirPods di Apple in discrete protesi acustiche.

Hanno osservato le abitudini delle persone e, soprattutto, riflettuto sui loro problemi, inoltre ragionato con un guizzo di proverbiale creatività nostrana e pensato ad una soluzione semplice quanto innovativa, che si è collocata perfettamente in un mercato in piena espansione come quello audioprotesico, dove le nuove idee e l’innovazione vanno a braccetto. È successo quando uno degli ultimi prodotti Apple – gli auricolari AirPods – è comparso sulle scene. Dopo il lancio globale, la domanda spontanea sui forum online aveva espresso la speranza di molti: «Gli AirPods potrebbero essere utilizzati come apparecchi acustici?». Un’intuizione, che sembrava troppo bella per essere una vera opzione, con il dibattito è diventata sempre più plausibile. I consumatori erano entusiasti di capire quali ostacoli tecnici avrebbero potuto frenare una risposta pratica basata sulla tecnologia. Per gli ipoacusici di grado lieve e moderato è risultato possibile che un’alternativa concreta potesse essere una soluzione da centosettantanove euro, per di più così glamour come gli auricolari della Mela.

Le applicazioni per apparecchi acustici oggi disponibili sull’Apple Store funzionano molto bene con gli auricolari, ma per questa nuova idea la compatibilità è un problema. È vero che app come Petralex, Hearing Aid Pro e EarMachine risultano piuttosto utili per gli utenti che non sono ancora pronti a spendere fino a tremila euro per un apparecchio acustico: forniscono l’amplificazione e l’equalizzazione del suono abbastanza bene, solo con un veloce test dell’udito. L’unico limite è che non sono compatibili con gli AirPods di Apple.

Ad un’ampia rassegna su ciò che il mercato ha da offrire consegue che soltanto un’azienda sembra essere uscita dal coro per proporre innovazione. Al momento attuale, Fennex è l’unica app che funziona con gli AirPods: infatti è la prima sul mercato ad essere appositamente concepita per offrire un test uditivo – della durata di tre minuti – e un udito aumentato personalizzato da un software per questi dispositivi bluetooth.

Le recensioni di Fennex sono miste, soprattutto per la lunga lista di attesa per gli AirPods, ma quelli che hanno provato l’app ne sono entusiasti. Ancora riservano due inconvenienti: un piccolo ritardo nel suono – che tuttavia risulta problematico per sostenere una conversazione – e la voce dell’utente molto forte all’interno dell’auricolare. Questo detto, alcuni consumatori hanno adottato misure per fare in modo che l’app lavori sulle loro esigenze: con successo utilizzano diverse configurazioni, come l’uso degli AirPods come uscita e auricolari via cavo standard come canale di entrata. Un’altra opzione è condividere gli AirPods fra due utenti, per amplificare una conversazione: ad esempio, un AirPod viene utilizzato come ricevitore e l’altro come microfono. Inoltre, la persona interessata può parlare ad un iPhone e gli AirPods collegati proiettano il suono fino a ottanta metri di distanza.

Da Fennex l’ingegnere acustico Max Serafini ha fornito maggiori dettagli in una recente intervista. Dietro il progetto, la ricerca si basa sulle ultime conoscenze di audioprotesi: «La maggior parte del lavoro del nostro gruppo di ingegneri origina dai nuovi studi in materia di elaborazione sonora per gli apparecchi acustici. Fennex non intende diventare un sostituto delle protesi professionali, ma si tratta di una soluzione complementare ed innovativa che può fornire qualche beneficio reale a persone con un certo grado di difficoltà uditiva, che può essere dovuta ad un’effettiva ipoacusia o alla presenza di disturbi esterni come ambienti rumorosi di svago o lavoro». A proposito dei risultati della loro ricerca: «Finora, grazie ad un’accurata selezione degli algoritmi all’avanguardia implementati sull’iPhone, Fennex ha ottenuto prestazioni molto promettenti. Le prossime versioni evidenzieranno il pieno potenziale della nostra soluzione dal punto di vista della qualità sonora». Fennex può essere usata in differenti modi, «perché consente di catturare il suono da quattro diversi microfoni: quelli dell’iPhone in basso e di fronte, gli auricolari incorporati e gli AirPods». Che genere di funzioni può aspettarsi un cliente? «La migliore performance si ottiene certamente quando il suono arriva da un iPhone: in questo caso, Fennex trasforma gli auricolari via cavo in un amplificatore del suono personale e aggiunge interessanti funzionalità di udito aumentato per l’ascolto remoto. Alternativamente, gli utenti possono ancora usare il loro iPhone per catturare i suoni attorno e inviarli agli AirPods: un esempio è uno studente che lascia il suo telefono sulla scrivania del professore e siede distante oltre ottanta metri potendo seguire perfettamente la lezione grazie a Fennex e agli AirPods». Dalla startup, in ogni caso, possiamo aspettarci altre innovazioni: «Per noi – ha aggiunto l’esperto della casa svizzera – questo rappresenta un semplice punto di partenza. La visione-chiave della nostra società è quella di sfruttare gli AirPods Apple come un dispositivo per l’udito per sostenere le conversazioni a tu per tu difficili, utilizzandone sia il microfono sia gli altoparlanti. Anche se la soluzione sta già funzionando, presenta due limiti principali per una più ampia e globale adozione dell’app Fennex. La prima è un eccessivo ritardo dalla registrazione dei suoni alla loro trasmissione in modalità wireless, dovuto al modo in cui attualmente funziona la tecnologia bluetooth. Abbiamo registrato un ritardo di centotrenta millisecondi, quando Fennex viene usato con gli AirPods: una frazione di secondo, ma ancora problematica dal punto di vista dell’elaborazione del cervello. Ci stiamo anche occupando dell’eccessiva direzionalità del microfono, che rende troppo rumorosa la voce dell’utente e ostacola la possibilità di catturare suoni lontani. Oggi gli sviluppatori non sono autorizzati a controllare più di un microfono AirPod, anche se ce ne sono due. Dicono che ne avranno tre, nella prossima versione. I nostri sviluppatori non sono nemmeno autorizzati a modificarne la polarità, per quanto riguarda la direzionalità, in quanto è solo parzialmente possibile per i microfoni iPhone. Per fortuna i rapidi progressi della tecnologia, come il nuovo protocollo bluetooth 5.0, il nuovo codec e un controllo più elevato sull’hardware degli AirPods, dovrebbero sostenere il raggiungimento della nostra visione».