Fa discutere l’articolo di Pediatrics: lingua dei segni non aiuta con l’impianto

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Non aiuta l'apprendimento verbale esporre al linguaggio dei segni i bambini riabilitati con l'impianto cocleare. © Med-El

L’esposizione alla lingua dei segni dei bambini riabilitati con l’impianto cocleare, prima e dopo l’intervento chirurgico, non aiuta l’apprendimento del linguaggio: è quanto conferma una ricerca pubblicata su Pediatrics, destinata ad alimentare un dibattito largamente partecipato, nei diversi Paesi.

Hanno indagato i benefici delle due metodiche gli studiosi del CDaCI Investigative Team Ann Geers, Christine Mitchell, Andrea Warner-Czyz, Nae-Yuh Wang e Laurie Eisenberg, autori del lavoro scientifico che fonda le sue basi su un concetto importante quanto delicato: molti bambini affetti da disturbi audiologici che ricevono l’impianto cocleare imparano il linguaggio parlato, ma i genitori devono scegliere presto se esporli all’uso della lingua dei segni in ambiente domestico per accompagnare l’apprendimento verbale. I ricercatori hanno pertanto concentrato la loro attenzione su un punto preciso, e cioè se l’utilizzo dei segni da parte dei genitori, prima e dopo l’impianto, influenzi positivamente il riconoscimento vocale soltanto uditivo, l’intelligibilità del discorso, il linguaggio parlato e i risultati di lettura.

Di conseguenza tre gruppi di bambini portatori di impianti cocleari, reclutati da una banca dati nazionale, che differivano dalla durata dell’esposizione precoce al linguaggio dei segni a cui erano stati sottoposti nel loro ambiente domestico, sono stati confrontati in relazione ai loro progressi attraverso i gradi elementari. I gruppi non differivano nelle caratteristiche demografiche, uditive o linguistiche prima di ricevere gli impianti.

Un risultato sorprendente, per qualcuno, l’hanno scoperto i ricercatori: i bambini che non avevano sperimentato il linguaggio dei segni hanno ottenuto migliori performance nel riconoscimento vocale nel corso dei tre anni successivi all’impianto ed hanno mostrato un vantaggio statisticamente significativo nel linguaggio parlato e nella lettura alla fine dei gradi elementari di apprendimento, rispetto ai bambini esposti alla lingua dei segni. Più del 70% dei bambini senza lingua dei segni ha raggiunto un linguaggio parlato adeguato all’età, rispetto ad appena il 39% di quelli esposti per tre o più anni. La percezione precoce del parlato prevedeva l’intelligibilità del discorso nei gradi elementari medi. I bambini non esposti al linguaggio dei segni hanno prodotto un discorso più intelligibile di quelli esposti, con una media del 70% rispetto al 51%.

Grazie allo studio in oggetto, le conclusioni emerse sono state salutate dagli autori come il supporto più convincente finora disponibile nella letteratura scientifica dell’impianto cocleare, per i benefici dell’accesso al linguaggio parlato nel promuovere lo sviluppo verbale dei bambini portatori di impianto, dai tre anni di età. Contrariamente a quanto affermato in ricerche pubblicate in precedenza, questo lavoro ha dimostrato che non è stato rilevato alcun vantaggio dell’uso dei segni da parte dei genitori, sia prima sia dopo l’impianto.

Fonte: Ann E Geers et al. “Early Sign Language Exposure and Cochlear Implantation Benefits”. Pediatrics, giugno 2017.

Info: Pediatrics.

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