Obiettivo ecolocalizzazione: comprenderne le potenzialità per aiutare le persone

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Fare affidamento sull'ecolocalizzazione per orientarsi aiuta i pazienti con problemi di vista. © iStock-uschools

Buone notizie al terzo incontro congiunto dell’Acoustical Society of America e dell’Associazione Europea di Acustica, dove sono stati di recente presentati i risultati della ricerca sull’ecolocalizzazione umana: Acoustics ’17 si è tenuto a Boston, Massachusetts, negli Stati Uniti, verso fine giugno.

Alle persone affette da disabilità visiva è necessario imparare ad utilizzare un bastone, o un attrezzo simile che possa sostituirne le funzioni, per potersi orientarsi nell’ambiente in cui si trovano inserite. A questo proposito imparano ad usare l’intonazione, l’intensità e il timbro degli echi prodotti dal bastone, o altri suoni, per muoversi in sicurezza nello spazio attraverso il sistema dell’ecolocalizzazione. Bo Schenkman, professore associato all’Istituto Reale di Tecnologia KTH di Stoccolma, in Svezia, ha illustrato alcuni dei suoi lavori al convegno americano. Secondo l’esperto, citato da MedicalXpress, una comprensione migliore dell’ecolocalizzazione umana potrebbe aiutare a migliorare i metodi di insegnamento di questa tecnica a chi ha perso la vista, ad esempio, ed agevolare infine una conoscenza maggiore in merito all’udito dell’uomo. Nei suoi studi, Schenkman ha identificato alcuni degli specifici spunti informativi che i pazienti a cui difetta l’abilità visiva impiegano, al fine di ecolocalizzare gli oggetti che hanno intorno. È interessante notare che essi sembrano usare non soltanto l’intonazione e l’intensità degli echi, ma anche il timbro, in particolare gli aspetti connessi alla nitidezza del timbro. Inoltre, le persone che non vedono riescono meglio dei normodotati a percepire la qualità sonora di due rumori che vengono emessi a breve distanza di tempo l’uno dall’altro.

Molto interessante è anche considerare, in aggiunta a questo, quanto la ricerca scientifica nel campo dell’orientamento umano abbia ritrovato qualche somiglianza con l’ecolocalizzazione animale, la cui conoscenza è maggiormente nota grazie ai numerosi studi condotti, ad esempio, sulla capacità di muoversi nello spazio propria dei pipistrelli. «È un sottoprodotto del nostro sistema uditivo che ci consente di usare l’ecolocalizzazione, pertanto va detto che l’essere umano non è così esperto in questa tecnica come sono i pipistrelli», ha spiegato il docente svedese. «Tuttavia – ha aggiunto – io penso che si possa imparare molto dalle differenze che sussistono fra l’uomo e i chirotteri, per confrontare come lavorano i due diversi sistemi».

Fonti: Acoustical Society of America e MedicalXpress.

Info: Acoustical Society of America.

C. S.