«Bisogna abbassare i costi dei ticket»: anziani, il rischio di povertà sanitaria

Sistema salute

Buona salute non fa rima con invecchiamento: ma un anziano italiano su tre rinuncia alle cure per problemi economici. © giorgiomtb-Fotolia.com

Facile notare il paradosso: più l’età avanza, più aumentano le necessità sanitarie; ma diminuiscono anche gli introiti, esclusa la pensione che spesso garantisce mensilità minime. E gli anziani alle difficoltà dell’età devono aggiungere i problemi economici. Risultato: uno su tre rinuncia alle cure.

Basta osservare i dati di un’indagine della Federazione Italiana Pensionati delle Attività Commerciali – FIPAC, aderente alla Confesercenti, per riflettere sui costi che la popolazione di età superiore a sessantacinque anni deve pagare per la salute: quattrocentocinquantacinque euro l’anno di spesa media, che ammontano pressoché ad un assegno della pensione minima, che in Italia si aggira intorno ai cinquecento euro. «La sanità è troppo esosa – conclude l’organismo – al punto che più di un cittadino su tre (il 35%) in questa fascia di età ammette di aver rinunciato ad una visita diagnostica specialistica a causa del costo eccessivo del ticket». A rilanciare il messaggio al governo è il presidente della Federazione, Massimo Vivoli: «Esborsi e tempi troppo lunghi – considera – allontanano gli anziani dal Servizio Sanitario Nazionale», pertanto è necessario cominciare a pensare di ridurre la partecipazione alla spesa, almeno per alcune categorie più deboli. Del campione intervistato, infatti, soltanto una piccola parte (11%) possiede un’esenzione.

L’indagine è stata condotta in collaborazione con l’istituto SWG e giunge alla seconda edizione, per quanto riguarda il rapporto tra la sanità e gli ultrasessantacinquenni. «L’obiettivo – dichiara la FIPAC – è riportare al centro dell’attenzione i temi della salute e del rapporto tra sistema sanitario e pazienti, soprattutto i più anziani che, schiacciati tra ticket che aumentano e pensioni che rimangono ferme, sono tra i più a rischio di povertà sanitaria, ovvero l’esaurimento delle risorse da dedicare alla salute». L’osservazione dei dati raccolti restituisce una fotografia non confortante: il 12% degli intervistati ha dichiarato di aver speso tra i mille e i duemila euro nell’ultimo anno, il 15% addirittura oltre duemila, e queste cifre sono incompatibili con il reddito di molti cittadini di quella fascia di età, considerando che la pensione media in Italia ammonta ad ottocentoventicinque euro mensili. «Come è chiaro dal sondaggio – aggiungono i promotori – qualcuno rinuncia, per mancanza di risorse, addirittura alla diagnostica, in particolare a quella preventiva. Ma si taglia anche sulle cure, soprattutto in caso di problemi non completamente invalidanti come quelli odontoiatrici».

Obiettivo del lavoro è far luce anche sulle attese necessarie per ottenere prestazioni sanitarie, oltre che sui costi. Il 66%, ovvero due persone su tre, ha deciso di ricorrere a strutture private per sottoporsi alle visite e alle analisi opportune, nonostante l’esborso superiore; il 28% ha potuto evitarlo, mentre il 6% si è rivolto al pronto soccorso per evitare le lunghissime liste. Oggi è proprio la riduzione dei tempi di attesa la prima richiesta degli intervistati (38%), seguita dall’assegnazione di maggiori risorse al servizio sanitario nazionale (17%) e dalla riduzione della complessità burocratica (12%), mentre uno su dieci vorrebbe uno sconto del ticket per i redditi più bassi. Il giudizio più positivo è riservato al medico di medicina generale, ritenuto il servizio sanitario più efficiente dal 29%, seguito dalle prestazioni ospedaliere (20%) e da quelle di pronto soccorso (13%). Considerazioni ai minimi, invece, per l’assistenza postospedaliera (3%) e domiciliare (2%), secondo il campione. «Dai risultati della nostra indagine – conclude il presidente FIPAC – emerge chiaramente un rischio concreto di povertà sanitaria per molti anziani, soprattutto in caso di malattie gravi o degenze croniche o quando è necessario muoversi in fretta. C’è bisogno di un intervento per una sanità maggiormente a misura d’anziano: innanzitutto con una riduzione del costo del ticket a carico dei redditi più bassi, ma anche potenziando l’assistenza domiciliare, per ora nota dolente della nostra sanità pubblica, ma miglior percorso per garantire, in futuro, la sostenibilità del sistema».

Info: Confesercenti.