Come si presenta l’audiometria in Italia, oggi: il dialogo con un professionista

Intervista

Con l’audiometria infantile è possibile valutare bambini di età compresa fra i tre mesi e i cinque anni. © Centro dell'equilibrio

Osservare l’attività professionale quotidiana consente un confronto utile fra i colleghi. Oggi, proponiamo un’intervista ad un audiometrista di Sassari, Gabriele Piredda, che svolge il suo lavoro presso l’ASL di Olbia e il suo Centro dell’Equilibrio, nel capoluogo. Considerazioni di un indipendente.

Gabriele Piredda svolge la professione a Olbia e Sassari. © Gabriele Piredda

Audiology Infos. Considerando lo stato attuale del settore, quali sono a suo parere i punti di forza e di debolezza dell'audiometria in Italia? Come vede l'integrazione con le altre professioni sanitarie, in particolare i medici specialisti otorinolaringoiatri e audiologi e i tecnici audioprotesisti?

Gabriele Piredda. Il punto di forza è scritto nel nostro profilo professionale: se lo si legge, ci si rende conto che possiamo essere coinvolti in tanti settori sanitari sia pubblici che privati; il nostro ruolo si sviluppa in ambito di prevenzione, di supporto diagnostico ai medici specialisti, di riabilitazione uditiva, di supporto ai colleghi audioprotesisti e vestibolare. Come tutti i professionisti, in Italia, dobbiamo lottare contro l’abusivismo e la prevaricazione professionale. Se nei vari settori e servizi di competenza fossero impiegati gli audiometristi, saremmo in carenza di personale. Da alcuni anni la nostra associazione di categoria, l’AITA – Associazione Italiana Tecnici Audiometristi, lotta quotidianamente per raggiungere questo risultato: secondo me i primi risultati iniziano a vedersi, ma il lavoro deve essere coadiuvato quotidianamente dal singolo professionista, che deve credere nella possibilità di raggiungerli. La debolezza, a mio parere, è data dal numero: siamo pochi e poco conosciuti, oltre che poco presenti capillarmente nel territorio; in molti ambiti c’è una carenza di richiesta, dovuta al fatto che nessuno inserisce la nostra figura negli organici. Penso che la caparbietà di credere nella nostra professione, nel nostro ruolo, senza farci schiacciare da chi ha più numeri e abitudine al palcoscenico, possa portarci a crescere e farci conoscere. Il fondamento di questo ragionamento deve basarsi sulla nostra professionalità. Proprio questa è il cardine per una proficua integrazione e collaborazione, sia con i medici specialisti che con gli altri professionisti sanitari. Personalmente ho ottimi rapporti e scambi professionali con tanti medici specialisti e professionisti sanitari audioprotesisti e logopedisti del mio territorio, che utilizzano il mio studio come riferimento per una consulenza professionale, per un esame specifico che li supporti nella diagnosi, per un trattamento riabilitativo che possa aiutare il loro paziente a risolvere un problema.

Audiology Infos. Prima di aprire un centro di proprietà ha vissuto esperienze di formazione e tirocinio fuori dalla sua Sardegna: nelle varie aree del nostro Paese, va ancora coltivata la cultura della popolazione per raggiungere un'adeguata consapevolezza dei disturbi audiologici e vestibolari che favorisca l'incontro fra i pazienti e i professionisti sanitari? Come si ottiene questo obiettivo nel contatto diretto sul territorio?

Gabriele Piredda. Viviamo in un Paese in cui si fa ancora fatica a parlare di cultura della prevenzione audiovestibolare: in questi anni si è fatto tanto, e qualche risultato già si vede; gli screening neonatali, ma anche la prevenzione uditiva in ambito lavorativo, sono alcuni esempi. Ricordiamoci, però, che la prevenzione non è mai abbastanza. Penso che il modo migliore per accelerare questo percorso sia favorire il dialogo, l’informazione e tutti i tipi di sensibilizzazione possibili, attuati massimamente in modo unitario e condiviso. Per ottenere questo obiettivo è fondamentale il lavoro d’équipe, lo scambio di vedute e di punti di vista degli operatori sanitari coinvolti. Il contatto si ottiene sensibilizzando il territorio, a partire dai più piccoli: non si possono non coinvolgere le scuole e gli insegnanti; bisogna cercare di creare in loro, ma prima di tutto in tutti noi operatori del settore, una coscienza preventiva. Dalle nuove generazioni può nascere un miglioramento di questa cultura e di questa coscienza che noi, da ragazzi, non abbiamo conosciuto. La prevenzione, in generale e non solo in ambito audiovestibolare, sta negli anni assumendo un ruolo sempre più importante.