Rivedere la sanità pubblica, sul tema dell’udito: l’esperienza e l’annuncio HEAL

Formazione

Il parco di Villa Erba a Cernobbio, sede della conferenza. © C. P.

Dicono che la sanità pubblica debba garantire la buona salute e il benessere della popolazione ma la società non sempre lo riconosca. Con queste parole Adrian Davis aveva portato la sua esperienza dal Regno Unito in una lettura speciale a HEAL 2014. È cambiato qualcosa da allora? Annuncio HEAL 2016.

Che cosa dobbiamo fare, noi operatori, per creare le migliori strategie per la ricerca, la traduzione e il miglioramento delle conoscenze, al fine di informare i responsabili della politica, i medici e le popolazioni sul cruciale ruolo dell’udito e della comunicazione nell’aggiungere alla nostra vita altri anni in buona salute? Questo si chiedeva lo specialista inglese nel suo contributo significativo dal titolo “Udito e comunicazione lungo il corso della vita: una prospettiva della sanità pubblica”, proposto in apertura della conferenza HEAL – Hearing Across the Lifespan tenutasi a Cernobbio nel giugno 2014, quale appuntamento fisso trentennale di audiologia sul lago di Como. La storia dimostra che si tratta senza dubbio di tematiche ancora attuali, e certamente non soltanto nella sanità di Londra.

L’udito non è una causa specifica di morte, anche se evidenze scientifiche emergenti sollevano la questione che basse soglie uditive siano collegate ad una mortalità precoce. Nel corso della vita, il concetto-chiave fondamentale che riguarda l’udito è il fatto di essere un canale importante di comunicazione – per sviluppare il linguaggio e la cognizione, per beneficiare della formazione, per ottenere e mantenere una buona occupazione, formare legami familiari e contribuire e partecipare alla società. Come sostiene Adrian Davis, il ruolo principale degli organi deputati alla salute pubblica uditiva, che consiste nel raggiungere e preservare il benessere della popolazione, spesso non viene riconosciuto dalla società. Negli ultimi venticinque anni è stato registrato un costante declino della mortalità prematura, in molti Paesi, e un aumento dell’aspettativa di vita. Tuttavia il carico si è spostato dalla mortalità alla morbilità, con i costi inevitabili per la gestione di un numero sempre più elevato di persone che presentano morbilità e crescente multimorbidità.

Gli studi del progetto Global Burden of Disease dell’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, mostrano l’importanza di comprendere l’approccio alla salute della popolazione nell’arco della vita. Si tratta di distinguere fra le cose che ci uccidono e quelle che ci fanno stare male e, soprattutto, le loro tendenze nel tempo. Si tenta quindi di suddividere il rischio fra i diversi tipi di fattori, cosicché le decisioni politiche possano riguardare il modo in cui è possibile ridurre l’impatto dei rischi suscettibili.

Allora che cosa dobbiamo fare per creare le migliori strategie per la ricerca, la traduzione e il miglioramento delle conoscenze, al fine di informare i responsabili della politica, i medici e le popolazioni sul cruciale ruolo dell’udito e della comunicazione, nell’aggiungere alla nostra vita altri anni in buona salute? Forse – sostiene Davis – dovremmo guardare al successo dello screening audiologico neonatale, al modo in cui crea la prima e migliore opportunità di promuovere la salute uditiva della popolazione lungo il corso della vita, ed imparare da questo come possiamo personalizzare il messaggio e il supporto per coloro che presentano i bisogni più evidenti. Un problema globale – è la conclusione – richiede una soluzione personalizzata locale.

Come si vede, le considerazioni fin qui espresse – ancorché riferite ad un intervento del 2014 – sono tuttora attuali e lungimiranti. C’è da credere, pertanto, che anche l’edizione 2016 di HEAL sarà come sempre all’altezza delle elevate aspettative dell’audiologia internazionale. L’organizzazione, ancora una volta guidata da Ferdinando Grandori, è affidata ad un comitato scientifico composto da Deborah Hayes della Scuola di Medicina dell’Università del Colorado di Denver, negli Stati Uniti, e da Sophia Kramer del Centro Medico della Libera Università di Amsterdam, nel Paesi Bassi. Dal 2012, l’acronimo Hearing Across the Lifespan riunisce in un unico evento le precedenti conferenze NHS – Newborn Hearing Screening e AHS – Adults Hearing Screening, ideate con il preciso obiettivo di sensibilizzare gli operatori e l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione sotto forma di screening audiologici neonatali e per adulti. L’appuntamento si rinnova dal 2 al 4 giugno 2016 a Cernobbio, richiamando sul lago di Como e in Italia centinaia di esperti provenienti da tutti i continenti.

Info: HEAL 2016.

C. P.