Gli insegnanti vanno a scuola per imparare a riconoscere e prevenire la disfonia

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Hanno problemi di disfonia gli insegnanti italiani. © Phonak

La necessità di sensibilizzare gli insegnanti della scuola italiana sull’importanza di prevenire la disfonia funzionale in classe si accompagna alla conoscenza delle strategie di prevenzione che possono essere attuate tempestivamente. I ricercatori senesi hanno studiato il carico vocale dei docenti.

Lo scopo del lavoro è stato quello di favorire l’autopercezione degli insegnanti per quanto riguarda l’uso della voce nella routine quotidiana, così come sottolineare l’impatto che le alterazioni vocali e i problemi di salute possono avere sulla loro qualità di vita. “Il carico vocale negli insegnanti: studio sulla percezione del disagio disfonico e strategie di prevenzione” – questo il titolo del progetto – ha prodotto risultati interessanti, che hanno mostrato come molti docenti siano consapevoli della propria disfonia, ma tendano a sottovalutarne i possibili effetti. La ricerca è stata firmata da Chiara Mezzedimi, Ludovica Livi, Anna Blandino, Margherita Gavetta, Maria Carla Spinosi, Leandro Politi e Walter Livi dell’Unità Operativa Complessa di Otorinolaringoiatria presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese di Siena.

A proposito dell’obiettivo dell’iniziativa, gli autori hanno riferito in premessa che numerosi studi evidenziano la necessità di sensibilizzare gli insegnanti sulla prevenzione e sul riconoscimento della disfonia disfunzionale, in quanto questa categoria di lavoratori, pur riconoscendone il sintomo, non lo percepisce come invalidante e, quindi, non lo cura. I materiali e i metodi utilizzati nel presente lavoro hanno coinvolto pertanto sessanta insegnanti di scuola elementare, che sono stati arruolati in diversi centri della provincia di Siena. Tutti i componenti del campione hanno partecipato ad una conferenza sull’igiene vocale e sulle disfonie disfunzionali. A tutti è stato somministrato il questionario denominato VHI – Voice Handicap Index che indaga l’autovalutazione della voce, ai fini di valutare l’autopercezione che i soggetti presi in esame avevano di sé. Alla fine della riunione è stato anche consegnato un opuscolo informativo su un corretto utilizzo della voce.

I risultati ottenuti dal gruppo di ricerca hanno mostrato che, analizzando il Voice Handicap Index, emerge come nella maggioranza dei casi l’insegnante sia consapevole della propria disfonia, ma tende a minimizzare il problema e non se ne occupa. Si leggano pertanto la discussione e le conclusioni a cui sono giunti gli autori: «Adottare misure preventive è di fondamentale importanza per evitare di sfociare in un quadro di disfonia professionale, sia essa disfunzionale o causata da lesioni quali noduli, polipi, granulomi da reflusso gastroesofageo. In questo senso bisognerebbe investire sulla messa in sicurezza delle strutture scolastiche e su corsi di informazione, aggiornamento e formazione per i docenti. Essi, infatti, molte volte si trovano impreparati davanti ai frequenti cali di voce, mal di gola, raucedine e disturbi similari, e trascurano il problema o, addirittura, prendono provvedimenti spesso sbagliati che vanno a peggiorare il quadro. Così facendo, la disfonia non tarda ad arrivare, e questi soggetti chiedono aiuto alle figure di riferimento, quali l’otorinolaringoiatra, il foniatra, il logopedista, ma quando ormai il quadro è ben delineato».