Le batterie di test italiani della percezione vocale nel rumore in età infantile

Audiometria

Dall’audiologia pediatrica la sfida del rumore a scuola. © Which School Advisor

Hanno realizzato in lingua italiana diversi test clinici per valutare la percezione uditiva nei pazienti pediatrici, inoltre rappresentano uno dei gruppi di lavoro di riferimento in questo Paese. Approfondimento dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia coordinato da Elisabetta Genovese.

La batteria comprende i seguenti test. PCAP – Prime Categorie Percettive prova le abilità del bambino nel differenziare le parole, in base a determinate caratteristiche percettive: le parole possono essere presentate durante il test attraverso la modalità uditiva o uditivo-visiva; la somministrazione utilizza una modalità a scelta forzata più o meno ampia in base al tipo di compito ed all'età del bambino e si basa sul riconoscimento dello stimolo verbale attraverso immagini figurate e giocattoli; il test prevede tre prove di difficoltà crescente, somministrate in sequenza e da cui deriva la classificazione finale del livello percettivo che il bambino dimostra di possedere; le tre parti del test sono relative a caratteristiche percettive diverse del messaggio verbale, ovvero la durata, la distinzione grossolana delle caratteristiche spettrali dello stimolo verbale e il riconoscimento di parole simili tra loro; il PCAP presenta una versione standard per bambini di cinque-sei anni e una versione semplificata per quelli più piccoli con minore competenza linguistica. TAP – Test delle Abilità Percettive valuta tre specifici modelli di stimolo-risposta relativi a detezione del fonema, identificazione di parola e comprensione di frasi: diversamente dalle altre prove di percezione verbale, non fornisce solo le informazioni di base circa il numero di item che il bambino percepisce, ma anche altre su particolari strategie adattive che possono essere utili in ambito riabilitativo. TIPI 1 – Test di Identificazione di Parole Infantili – è un esame di discriminazione verbale per bambini con età di vocabolario di almeno quattro anni: è costituito da parole-stimolo selezionate per somiglianza fonemica e da due distrattori; usa parole bisillabiche, tutte graficamente rappresentabili e comprensibili per un bambino di quattro anni. TIPI 2 indaga un livello di discriminazione superiore a quello testato dal precedente: è un test a scelta multipla (sei parole bisillabiche), una coppia minima di fonemi consonantici, con un'uguale composizione e ortoepia dei restanti fonemi, quattro distrattori, di cui due simili per suono vocalico rispetto al target e due distrattori veri; fornisce importanti informazioni sulla quantità di materiale verbale acusticamente recepito ed identificato sulla base della sola differenziazione consonantica.

I test di percezione verbale indagano, quindi, le abilità dei bambini ipoacusici di decodificare il messaggio con la migliore amplificazione possibile, in riferimento a caratteristiche diverse quali la durata e la discriminazione di alcuni pattern fonetici: la variabile, quindi, è il contenuto fonetico. La struttura stessa dei test, con somministrazione a scelta forzata, rende del tutto ininfluente il bilanciamento fonetico. Sia i test originali che l'adattamento in italiano non hanno come obiettivo quello di valutare l'intelligibilità verbale, cioè prove che misurano la percentuale di stimoli verbali correttamente riconosciuti a diversi livelli di intensità sonora, ma di valutare le abilità che ha il bambino nel rilevare, categorizzare e distinguere alcune proprietà acustiche che caratterizzano i segnali verbali. Le prove vengono somministrate in condizioni di ascolto ideali, con le protesi indossate, e l'intensità di somministrazione è quella di conversazione, sia in condizione di quiete che con rumore di competizione.

Il Dipartimento di Audiologia e Foniatria dell'Università di Padova ha progettato un sistema automatizzato, in modo da rendere possibile la somministrazione di tali prove mediante l'uso di supporti audiovisivi e con rumore di competizione. La somministrazione avviene mediante un computer ad un'intensità di 70 dB SPL, nella quiete e con rumore bianco di competizione, utilizzando un rapporto segnale/rumore di +10 dB. Sono presenti due computer: il primo, client computer, è utilizzato dall'operatore per inserire i dari del paziente, configurare il test, controllare l'intensità degli stimoli verbali durante la somministrazione del test, inoltre riceve le risposte del bambino, le processa ed è in grado alla fine di elaborare i risultati e archiviarli, ed è composto da un normale pc con monitor, tastiera e mouse usato dall'operatore per la completa gestione dei test; il secondo, server, è utilizzato dal bambino in modalità touchscreen e permette di selezionare al tocco sullo schermo l'immagine corrispondente agli stimoli verbali pronunciati dallo speaker, inoltre contiene i file per la generazione del rumore di mascheramento con intensità variabile a step di 2 dB per S/R da -10 a +20 e del tono puro per la taratura.


Sistema automatizzato per i test di percezione vocale progettato dal Dipartimento di Audiologia e Foniatria dell’Università di Padova. © UNIPD

Negli anni, i test di audiometria vocale infantile hanno costituito un sottogruppo della più ampia famiglia dei test verbali, finalizzati a valutare le prestazioni del sistema uditivo per mezzo di campioni standardizzati di linguaggio. L'impiego dell'audiometria vocale si è progressivamente orientato, da un lato, verso la ricerca di stime globali della percezione del linguaggio, dall'altro, verso la stima dell'intellegibilità in varie condizioni di rumorosità ambientale e, dunque, verso la possibilità di indagare con maggior dettaglio differenti aspetti funzionali del sistema uditivo. Essa trova un utile impiego nelle valutazioni pre-post impianto cocleare, adattamento protesico e interventi otochirurgici. Per la lingua italiana, il materiale vocale attualmente a disposizione è rappresentato dalle liste di parole di Cutugno, Prosser e Turrini, sviluppato per conto del marchio GN ReSound. I test di audiometria vocale sono ancora oggi gli strumenti di riferimento per determinare la funzione di intellegibilità e sono utilizzati quotidianamente in ogni struttura. I criteri linguistici lessicali che hanno portato all'individuazione delle parole per l'audiometria vocale infantile sono gli stessi utilizzati nella realizzazione delle liste di parole bisillabiche per adulti (Turrini et al., 1993). Per la stesura delle liste si è fatto riferimento all'analisi di temi e componimenti scritti da bambini di scuola elementare (Marconi et al., 1994) e agli studi di De Mauro (1989) sul lessico italiano. Dall'integrazione di questi due lavori sono state selezionate centottanta parole, suddivise in dieci liste ciascuna di venti sostantivi mono-bi-tri-quadri-pentasillabici. Tali test vengono proposti anche con differenti competizioni, al fine di evidenziare disfunzioni specifiche del sistema uditivo, differenze tra presidi protesici diversi e per valutare le strategie suppletive messe in atto dal soggetto posto in condizioni di ascolto più o meno sfavorevoli. I diversi tipi di competizioni includono i seguenti stimoli: lo speech noise o rumore rosa, generato da due tipi di rumore, uno spettro medio a lungo termine simile a quello della voce maschile e il secondo simile a quello della voce femminile; babble noise, costituito dalla registrazione sovrapposta di dieci speaker, cinque maschi e cinque femmine; rumore di traffico, che simula situazioni di ascolto comuni nella vita quotidiana; discorso continuo, costituito dalla registrazione di uno speaker maschile, mentre legge un brano tratto da una novella di Conrad in cui sono state eliminate tutte le pause tra le parole.

Recentemente è stato proposto, fin dall'epoca prescolare, il Test ITAMatrix, che consente di valutare le abilità percettive in presenza di rumore di competizione. Si tratta di un test di audiometria vocale adattiva con rumore competitivo, costituito dalla presentazione di venti frasi di cinque parole, combinate in modo casuale, per creare frasi sintatticamente regolari e fisse ma – al contempo – semanticamente imprevedibili; consente di valutare la soglia di discriminazione media nel rumore, intesa come rapporto segnale/rumore, relativa al 50% di intelligibilità. I vantaggi anche per i bambini sono riconducibili a diversi aspetti: l'utilizzo di frasi sintatticamente regolari e fisse, ma semanticamente imprevedibili; un lessico familiare con materiale vocale semplice, che implica un basso impegno del sistema cognitivo, ma randomizzato, dunque imprevedibile e difficilmente memorizzabile; inoltre, il contenuto del messaggio verbale ha una ridondanza estrinseca fonetica e sintattica, ma non semantica, e le liste risultano bilanciate fra loro. Le prove sopra descritte, in condizione di quiete e con rumore di competizione, si sono rilevate utili non solo per il monitoraggio nel tempo delle abilità percettive verbali in ambito pediatrico, ma anche per la programmazione dell'intervento riabilitativo. Nella nostra esperienza sono inoltre ampiamente utilizzate anche nella diagnostica dei disturbi del processing uditivo in ambito pediatrico, caratterizzati – come è noto – principalmente da una difficoltà nella processazione uditiva, soprattutto in condizione di rumore competitivo di fondo o se presentato contemporaneamente in molteplici direzioni, a fronte di una periferia uditiva nella norma (Genovese 2013).


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Concetta D’Adamo, Franca Artioli ed Elisabetta Genovese

Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

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