Intervista: Fabrizia De Falco, giovane ricercatrice all’Università “Federico II”

Studiosi

Giovane ricercatrice a Napoli: Fabrizia De Falco. © Fabrizia De Falco

Il fattore antisecretivo come ingrediente terapeutico per alleviare i sintomi della malattia di Ménière è il principio fondante del lavoro che Fabrizia De Falco, giovane ricercatrice dell’Università di Napoli “Federico II”, ha condiviso con la nostra testata. In questa intervista, la sua esperienza.

Audio Infos. Il suo lavoro di ricerca in ambito audiovestibologico si è svolto in collaborazione con l'Università di Napoli “Federico II”: quali sono i temi a cui dedicherete i prossimi studi e quali le prospettive attese? Il suo gruppo comprende anche figure esterne alla disciplina o si tratta esclusivamente di colleghi specialisti nelle patologie inerenti l'orecchio?

Fabrizia De Falco. Più che collaborazione con la “Federico II”, si è trattato di vero e proprio lavoro a tempo pieno, dato che io sono una specializzanda e adesso sto ultimando il mio ultimo anno di formazione, seguita dal professor Cavaliere, che è il mio referente, responsabile del Dipartimento di Otologia della mia università diretta dal professor Iengo. La malattia di Ménière, ed i disturbi vertiginosi in genere, costituiscono il mio principale ambito di interesse, motivo per cui la mia ricerca ed il mio lavoro sono di stampo fortemente otoneurologico. Le prospettive attese e gli studi sono molti: tra questi, particolare attenzione è rivolta alla misteriosa emicrania vestibolare, una patologia troppo spesso misconosciuta, di difficile inquadramento, per la quale non esistono ancora criteri certi a cui affidarsi nella diagnosi differenziale. Esattamente per questo motivo, sto trascorrendo un periodo di formazione all’estero e sto studiando con il team di ricerca del Massachusetts Eye and Ear, Harvard Medical School, presso il Jenks Vestibular Lab. diretto dal professor Richard Lewis, che mi ha offerto questa grande e prestigiosa opportunità.

Audio Infos. Non possiamo non cogliere l'occasione di parlare dello stato dell'arte della ricerca in Italia. Quali sono le sfide quotidiane e le opportunità oggi per le giovani generazioni di studiosi e universitari di cui lei fa parte? Nel suo ruolo di medico inserito nella pratica professionale, quali necessità per la categoria sente di comunicare al nuovo ministro della Salute, Roberto Speranza?

Fabrizia De Falco. La ricerca e le pubblicazioni dovrebbero essere parte integrante nel percorso di formazione di uno specializzando, perché cercare risposte, porsi domande, essere critici costituiscono, a mio avviso, un aspetto determinante nel percorso richiesto da questa professione. L’Italia, in termini di ricerca, non ha assolutamente nulla da invidiare all’estero. Ho avuto modo, per studio e per lavoro, di visitare tante realtà ospedaliere ed universitarie, in Europa e negli Stati Uniti, ed ho sempre avuto conferma del fatto che il nostro Paese abbia tutte le carte in regola per camminare – come si dice – a testa alta. Quel che certamente chiederei al nuovo ministro, parlando a nome di questa nuova generazione di specialisti in formazione, è di lottare perché l’università non si dimentichi del suo dovere primo, l’insegnamento, troppo spesso ostacolato, mortificato e messo da parte in nome di futili ragioni e mancanza di mezzi.

A cura di Claudia Patrone

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