Cuore e affari, Bill Austin in Europa si racconta ad Audiology Infos: intervista

Audio Infos Regno Unito. Fondazione che prevede anche in futuro un frenetico programma di viaggi, quindi.

Bill Austin. Generalmente viaggiamo ancora la maggior parte del tempo. Godo di più della vita quando aiuto le persone, quando faccio qualcosa. Quando sono a casa, lavoro tutto il giorno. Vado a lavorare i sabati e le domeniche, ho sempre grandi progetti in mente. Se mi trovo fuori sede ad aiutare un maggior numero di persone in diversi luoghi del globo, mi sembra di vivere quattro anni in uno. È come se avessi trovato il modo di prolungare la mia vita.

Cogliendo l’occasione dell’intervista che la collega di Audio Infos Regno Unito aveva concordato con il delegato di Starkey Hearing Technologies, anche noi abbiamo rivolto alcune domande a nome di Audiology Infos Italia, che proponiamo di seguito.

Audiology Infos Italia. Bill Austin è l'esempio di imprenditore attento alle buone pratiche, al bilancio sociale, alle attività benefiche, come dimostra la sua storia: basta questo approccio a definirla, in certa misura, rivoluzionario. Come è riuscito a coniugare i bisogni dei risultati economici con l'etica applicata a lavoro e produzione, basata peraltro su iniziative di solidarietà di respiro globale come quelle condotte dalla sua Fondazione?

Bill Austin. Bisogna dire che è molto facile. La gente desidera essere aiutata, e non vuole essere venduta e nemmeno essere sopravanzata in astuzia. Io non mi interesso di ciò che desidero io, che è quanto fanno di solito le aziende che hanno a che fare con il pubblico. Basta chiedersi qual è la linea di fondo. Quale sarà il mio valore azionario? Il mio unico pensiero è un altro, invece: come faremo meglio? È a questo a cui rifletto la maggior parte del tempo – consuma la mia mente. Cerco di trasmettere questo concetto al gruppo di lavoro: come andremo a servire meglio?

Ricordo che cominciai nel settore della riabilitazione uditiva cinquantotto anni fa, con tremila dollari che ricevevo da una piccola casa in affitto che avevo comprato risparmiando e lavorando sodo. La vendetti e recuperai il capitale per fondare la Starkey. Dovetti ricreare il modo di trasformarlo in un profitto, prima di finire i soldi. Ritenevo di poter sopravvivere per circa tre mesi, e lo feci a malapena. Da quel momento, abbiamo sempre saldato i nostri conti, abbiamo sempre onorato il nostro libro paga del venerdì e non abbiamo mai veramente finito i soldi. Non abbiamo mai avuto troppo denaro e non ne ho mai sottratto per investire in altri affari. Raccomandano di diversificare i propri investimenti: io non possiedo investimenti in nulla, nessuna quota di azioni in nient’altro; non voglio la distrazione. Risparmio per il futuro quanto ritrovo in eccesso rispetto a cosa ci serve.

Era il fatto che la linea di fondo erano le persone e non il denaro, che volevo dimostrare. Che servire la gente non sarebbe stato in contraddizione con l’occasione di avere successo nell’azienda. Credo di averlo fatto abbastanza bene. Non mi sto arricchendo come Warren Buffett o chiunque si dedichi veramente agli affari, perché francamente io non lo faccio. Io non sono motivato dai quattrini, dunque non posso esaltarmi per questo, invece mi entusiasma il futuro e ciò che facciamo. Desidero essere partecipe di questo progresso e mi rendo conto che richiede un certo reddito, è il motivo per cui possiamo continuare ad investire nel domani. È un equilibrio. Facciamo affari ed esaltiamo i cosiddetti momenti «Eureka!» che determinano le nuove scoperte, investendo in una scienza migliore che aiuti le persone meglio di come abbiamo sempre fatto. E siamo riusciti a non lasciare indietro chi ha meno di niente.

Guida il lavoro e lo spirito della squadra italiana la frase ispiratrice del fondatore di Starkey Hearing Technologies che campeggia all’ingresso della nuova sede all’Innovation Campus di Peschiera Borromeo, dove Bill Austin è arrivato di recente per il lancio di Livio AI. © C. P.
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