Ha la passione per l’Africa dentro: intervista all’audioprotesista Danilo Buschi

Professione

La missione di Ascolta e Vivi. © Danilo Buschi

Africa, Ascolta e Vivi, audioprotesi. È l’inizio di una storia che tocca l’anima prima che le orecchie, che l’autore di due diari di viaggio – che Audiology Infos Italia pubblica, a maggio, sulla rivista – racconta anche ai lettori di questo articolo online. A lui abbiamo rivolto un paio di domande.

Audiology Infos. Della sua esperienza di audioprotesista ha fatto un'occasione preziosa di solidarietà animando l'associazione Ascolta e Vivi, che ha portato in alcuni Paesi dell'Africa non solo la riabilitazione audiologica, ma anche diversi beni di necessità per le popolazioni locali. Cosa comporta, tecnicamente, effettuare la cura dei disturbi di udito nei villaggi di riferimento dei vostri progetti?

Paziente protesizzata da Ascolta e Vivi: molti giovani africani hanno problemi di udito gravi, ma recuperabili. © Danilo Buschi
Villaggio in Congo, dove Danilo Buschi ha operato come volontario di Ascolta e Vivi con i bambini pigmei. © Danilo Buschi

Danilo Buschi. In massima sintesi: formazione, affiancamento e sostegno. L’associazione Ascolta e Vivi, come primo passo, ha formato persone come audioprotesisti e tecnici di laboratorio di auricolari, per renderli autonomi sfruttando la loro presenza sul territorio. Iniziamo dal Nicaragua: una signora italiana, logopedista, ha aperto un centro presso l’ospedale di Managua. In Repubblica Democratica del Congo, nel villaggio di Mungbere nel Nordest del Paese, nella foresta tropicale, è attivo un ospedale gestito dai missionari comboniani e fratello Joseph è il tecnico audioprotesista di riferimento: in aprile 2018 ho soggiornato per più di tre settimane a Munbere affiancandolo nelle attività ospedaliere e di laboratorio, come racconto in uno dei diari di viaggio. L’anno scorso, un ragazzo congolese di Kinshasa ha studiato per sei mesi le tecniche audioprotesiche e di produzione degli auricolari qui in Italia, presso l’associazione, con il supporto di medici, audioprotesisti e tecnici: il nostro aiuto attuale è di affiancarlo e aiutarlo a crescere nell’esperienza diretta alle persone, integrando soggiorni presso il centro St. Paul di Kinshasa. In Kenya, i nostri riferimenti sono due insegnanti della scuola Kibarani, nel distretto di Kilifi, dove studiano e vivono centocinquanta bambini e ragazzi sordi: una parte di essi ha ricevuto la diagnosi di ipoacusia e può utilizzare gli apparecchi acustici che Ascolta e Vivi dona. Il processo di applicazione è il metodo artigianale utilizzato per molti anni anche qui in Italia: controllo audiometrico, presa dell’impronta, produzione dell’auricolare in silicone, applicazione e programmazione. I ragazzi, generalmente, rispondono molto bene al nuovo modo di sentire. Vivono in un ambiente protetto, ma limitato negli incontri verbali; non hanno molte occasioni di dialogo, poiché la maggior parte di loro non parla. La missione, a quel punto, è di organizzare incontri dedicati all’ascolto e alla conversazione, chiedendo loro – insegnanti e giovani pazienti – di darsi un appuntamento quotidiano per aumentare e migliorare la discriminazione verbale.


Audiology Infos. Il messaggio più importante da trasmettere ai suoi colleghi, agli operatori sanitari e commerciali e agli studenti italiani di questo settore.

Danilo Buschi. Faccio riferimento ad una scena-tipo. Hai un ipoacusico seduto di fronte, fra un attimo accenderai l’apparecchio e chiederai: «Mi sente?». Prima della risposta a parole, concentrati sul viso e sugli occhi: se la persona sorride, quello è il migliore e il massimo complimento al tuo lavoro. Non dobbiamo dimenticare che la sordità è una disabilità invisibile e che sono i gesti non verbali, come il sorriso, a darci immediatamente il segnale che siamo sulla corretta via. Riporto un’esperienza che può essere anche la somma di molte altre. Nel corso di alcuni anni, un portatore di apparecchio acustico mi ha sempre riferito di quanto la sua vita fosse migliorata e, per questo, ad ogni incontro di manutenzione mi chiedeva: «Mi raccomando, non toccare nulla». Era sinceramente felice. Arriverà il giorno in cui si dovrà sostituire l’apparecchio per qualsiasi motivo, l’anzianità, un guasto, eccetera. Non sarà il prodotto nuovo a convincere la persona che ne ha bisogno, ma sarà un’altra esperienza felice a farle compiere il passo: non comprerà il meglio per il meglio, ma vorrà essere felice come lo è stata fino a quel momento.

Info: Ascolta e Vivi Onlus.

A cura di Claudia Patrone

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