La Giornata dell’Udito 2019: le iniziative in Italia e nel mondo. Una panoramica

È schierata al fianco delle associazioni, a proposito di impianti cocleari, l’azienda Cochlear Italia, che ha condotto nel 2018 l’indagine “Le associazioni dei pazienti, strumento fondamentale per un filo diretto con la sanità pubblica”, che esprime «le principali problematiche per le quali i pazienti necessitano del supporto delle associazioni: alcuni costi occulti elevati, indicati come elemento critico da oltre il 60% dei partecipanti al sondaggio; la difficoltà di accesso alle cure, citata dalla metà dei rispondenti; e, in misura minore, la disponibilità di personale sanitario. Nello specifico, per le associazioni con meno di cento iscritti il problema principale è rappresentato dai costi delle cure, per quelle più grandi invece la variabile più critica è la difficoltà di accesso alle cure stesse». Esistono differenze fra le varie aree del Paese nelle modalità in cui i pazienti si sentono ascoltati dal sistema sanitario, ha rilevato la ricerca: come sempre, Nord, Centro e Sud Italia ne tracciano la mappa. Nel Nord-Ovest le associazioni ritengono di coltivare un buon rapporto con la pubblica amministrazione, mentre nel Nord-Est si dividono fra soddisfazione e insoddisfazione; nel Centro la sensazione è che la relazione con le istituzioni della salute non sia buona, ma si ritiene che il livello di ascolto nei confronti degli associati lo sia, mentre al Sud è esattamente l’opposto, cioè le associazioni pensano di avere buoni rapporti con l’amministrazione ma si dichiarano insoddisfatte dei servizi sanitari ricevuti dai propri iscritti. E alla condivisione delle idee e delle energie l’indagine dedica un altro capitolo importante: «Le sinergie collaborative tra chi fa gli interessi dei pazienti con disturbi uditivi e la pubblica amministrazione sono un altro elemento che divide l'Italia. Nonostante una percentuale pari ad oltre 80% del campione – e il 100% delle associazioni con il maggior numero di iscritti – abbia dichiarato di avere avuto, nell'arco degli ultimi cinque anni, l’opportunità di collaborare con il sistema sanitario pubblico per specifici progetti, le associazioni sembrano partecipare poco ai bandi e alle iniziative promosse dalla pubblica amministrazione per attività sociosanitarie di sostegno, promozione e sensibilizzazione sui problemi dell’udito; la partecipazione è scarsa soprattutto nell’Italia centrale, che appare altresì essere l’area che nell’arco degli ultimi cinque anni ha avuto minori occasioni di collaborare con il sistema sanitario».

Giornata dell’Udito 2019: l’omaggio delle aziende del settore

Celebrare una ricorrenza così importante dal punto di vista simbolico è un’occasione da non perdere anche per i marchi che ruotano intorno alla riabilitazione dei disturbi uditivi, che con diverse iniziative hanno interpretato il messaggio della prevenzione. Di seguito, i contenuti divulgati dagli uffici stampa.

Dalla ricerca di Med-El. © Med-El

Grande attenzione alla preservazione della capacità di sentire è dedicata da Med-El, che diffonde dieci consigli quotidiani di comportamento: attenzione al rumore; scegliere giusti tappi auricolari per ascoltare meglio la musica ai concerti riducendo i rischi, ma anche per frequentare ambienti molto rumorosi; meglio le cuffie degli auricolari interni; attivare i sistemi di notifica dei dispositivi per un ascolto sicuro; abbassare il volume in condizioni di silenzio, perché oltre dodici giovanissimi su cento, di età compresa fra i sei e i diciannove anni, nel mondo soffrono di ipoacusia causata dal volume degli auricolari; mai addormentarsi ascoltando la musica, poiché l’esposizione prolungata aumenta il pericolo di danni; importante il riposo delle orecchie, ovvero il mattino dopo una serata in discoteca è meglio non ascoltare la musica ad elevato volume; non sottovalutare i fischi e gli acufeni, che – se frequenti – possono essere il sintomo di un danno permanente; indossare gli otoprotettori di legge, se si lavora in presenza di rumore superiore a 80 dB; eseguire i test dell’udito, di cui una versione è disponibile anche online sul sito dell’azienda. Inoltre, il marchio diffonde i risultati di una propria indagine, che mostra come oltre un terzo degli italiani – il 35% – non si sia mai sottoposto ad un controllo dell’udito e appena il 5% lo consideri importante, a dispetto della forte preoccupazione espressa per gli effetti della sordità sulla vita quotidiana: lo studio internazionale si concentra sulla necessità di incrementare la sensibilizzazione sul tema, non soltanto nel nostro Paese. Genera forse stupore il dato che vede gli inglesi al primo posto per non avere mai effettuato un controllo dell’udito (46%), seguiti dai messicani (42%) e dai nostri connazionali in terza posizione; virtuosi i russi (11%) e i cinesi (12%), che guidano la classifica. Riguardo l’importanza che i cittadini assegnano a questo tipo di esami, affidandoli a professionisti ed eseguendoli con regolarità, i cinesi nuovamente ottengono il primato con il 24%, mentre i messicani arrivano a 8%, gli italiani – come detto – si attestano al 5% e i britannici al 2%. Nel nostro Paese vengono maggiormente seguiti i percorsi diagnostici di altre patologie: il 30% si reca dal dentista e dall’oculista almeno una volta l’anno, il 28% controlla abitualmente la pressione sanguigna – specie dopo i cinquantacinque anni. «Questi dati evidenziano come sia necessario un cambiamento culturale per creare consapevolezza sul tema della diagnosi e dei controlli preventivi, così che si riservi all’udito la stessa attenzione che viene rivolta ad altre patologie», conclude lo studio. Conoscendo più nel dettaglio le preoccupazioni degli italiani sul tema dell’ipoacusia, emergono informazioni degne di nota: la paura più grande è l’isolamento sociale (37%), seguito dal senso di frustrazione per la difficoltà a comunicare (26%) e dai timori per la propria incolumità e la propria sicurezza (18%); il valore dell’ascolto viene riconosciuto dal 50% in relazione alle parole d’amore dei propri cari e al rumore del mare, dal 46% per la musica, dal 42% e dal 32% in relazione rispettivamente alle prime parole e alla prima risata dei figli; al pensiero della sordità, il suono di cui si sentirebbe maggiormente la mancanza è la voce dei familiari per il 64% degli intervistati, i suoni della radio o della musica per il 51%, la voce di un bambino e le onde del mare per il 25%, le risate per il 22% e i programmi televisivi per il 20%; infine, la perdita dell’udito comporterebbe forti difficoltà nelle conversazioni per il 68%, un ostacolo alla comunicazione con i propri figli per il 51% degli interpellati soprattutto anziani, la mancata interazione nel dialogo con i familiari a tavola per il 35%.

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