Il tuo approccio è più commerciale o sanitario? I buoni consigli in audioprotesi

Ciascun audioprotesista deve considerare questo aspetto, perché la sua comprensione ci aiuterà a dare forma al futuro della nostra professione. Temo che, se restiamo legati al passato considerandoci venditori, la corsa si chiuderà qui. È possibile che, entro dieci anni, la nostra professione non sarà più coinvolta direttamente nella vendita dei dispositivi audiologici.

Un futuro senza vendere?

Penso che succederà? Onestamente, dovrei dire no. Tuttavia, io credo che il modo in cui venderemo le protesi acustiche nel futuro sarà molto diverso dal modello di oggi. Penso anche che lo saranno i prodotti che venderemo. Penso che vedremo una convergenza tecnologica tra i dispositivi indossabili e quelli per la riabilitazione uditiva. Questa convergenza di funzioni potrà offrire nuove possibilità alla nostra professione e potrà integrare i servizi che offriremo al pubblico.

La necessità del controllo

Vedremo profonde implicazioni sulla nostra professione, in linea generale, per l’arrivo dei dispositivi uditivi da banco in vendita libera. Ritengo che la tecnologia che sarà presto disponibile permetterà opzioni come l’autofitting e la regolazione fine, per questi prodotti. Questo tipo di controllo incontrerà le richieste crescenti di potere e collaborazione che stiamo osservando nel paziente moderno. Una volta che il consumatore otterrà questo controllo, non vorrà più rinunciarvi. Pertanto, i produttori tradizionali di strumenti uditivi dovranno offrire simili servizi nel futuro. Questo non significa che gli utenti non vorranno la nostra presenza o non avranno bisogno di noi per essere coinvolti nel processo. Noi dobbiamo considerare come possiamo offrire servizi e prodotti che siano attraenti per la nostra clientela e mantengano in posizione rilevante la nostra professionalità nel percorso di riabilitazione.

Basta considerare che la tecnologia ci scavalcherà solo se noi non ci assicureremo di avere applicato una strategia di lavoro basata su di essa. Anche a quel punto, se non avremo educato il consumatore a capire ed apprezzare il nostro coinvolgimento nel raggiungimento di un buon ascolto, rischieremo ancora di esserne scavalcati.

Infondere di tecnologia la nostra pratica

Se la ignoriamo volontariamente, o non proviamo ad incontrare le necessità e i requisiti dei nostri futuri utenti che ne sono interessati, la tecnologia si trasforma soltanto in una minaccia per noi. È opportuno che infondiamo di tecnologia la nostra pratica non appena si presenta sul mercato di settore: dobbiamo assicurarci di adottarla e utilizzarla in un modo sensato, per la nostra clientela futura e per noi.

Assumerci la responsabilità

Da più parti ho spesso sentito dire che è tutta colpa dei fabbricanti: è un luogo comune usato in diversi contesti. Mi fa arrabbiare, perché i fabbricanti vendono dispositivi per l’udito – è il loro lavoro; e lo fanno senza paura o favoritismi, perché è ciò che di meglio devono ai loro azionisti. La responsabilità per il futuro della nostra professione è nostra, non dei produttori.

Basta un esempio: io sono grasso, ma non è perché mia moglie cospira ai miei danni con le sue magnifiche doti culinarie, piuttosto perché sono pigro e mangio troppo. Siamo in questa situazione perché facciamo in modo di restarci. Bisogna che ci assumiamo la responsabilità del nostro futuro, che ci uniamo, che sosteniamo le nostre associazioni professionali e che cominciamo a dare forma alla condizione che ci aspetta. Se non lo facciamo, qualcun altro plasmerà quel futuro per noi senza consultarci e potrebbe non piacerci.

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