Professionisti nell’audioprotesi. Senza se e senza ma, per Gruppioni: intervista

Da sempre il mercato è complicato, evolve. E non riguarda solo noi. Porto un esempio concreto. I farmacisti, in questi giorni, si interrogano non su come saranno i farmacisti nel 2030, ma se esisteranno ancora. Certo il loro è un paradosso, mica un auspicio, ma capire, prepararsi affinché ciò non avvenga è il loro intento. Amazon presto porterà anche i farmaci a casa e, per molti anziani, sarà meglio di camminare anche solo cento metri, o per emanciparsi dal supporto del figlio, della nuora o della badante. Non da oggi, per i farmacisti in cerca di sempre nuove opportunità commerciali, i cosiddetti amplificatori e gli apparecchi acustici sono una strada. Non per mero caso, ecco che dopo la sentenza Ghost in agosto abbiamo portato a casa un'altra sentenza, questa volta del Consiglio di Stato che fa giurisprudenza, che regolamenta e ammette il commercio dei dispositivi uditivi in farmacia, purché siano rispettati tutti i requisiti sanitari, amministrativi, professionali, tecnologici, volumetrici, regionali, di privacy, eccetera – che tutti gli audioprotesisti ben conoscono e rispettano – previsti dalle normative vigenti, compresa naturalmente la presenza della figura sanitaria abilitata e iscritta all'Ordine, esattamente come in ogni centro acustico. Quindi, da ora in poi, nulla più potrà avvenire nel retrobottega e, come prevede la legge, questo significa dotarsi di spazi, attrezzature e professionalità: il farmacista può diventare datore di lavoro o socio per l'audioprotesista, così come un ottico, una parafarmacia o un ipermercato. Basta avere e rispettare i requisiti. In una liberalizzazione del mercato, come quella voluta da Bersani, non tutto è possibile. Anche il chirurgo riflette sul suo futuro: la sua mano ha tre gradi di mobilità, le pinze del robot sette gradi. Sia chiaro, però: è sempre il chirurgo a dirigere gli interventi, ma le competenze non saranno più le stesse. Così per i farmacisti e per gli audioprotesisti.

Audiology Infos. Come ha visto cambiare il settore audioprotesico e cosa si aspetta dalla capacità di innovazione e adattamento della categoria?

Gianni Gruppioni. Io penso che l'audioprotesista italiano sia cambiato così rapidamente come nessun altro collega nel mondo, passando in vent'anni da venditore a figura sanitaria intellettuale protetta – lo dice l'Ordine – regolamentata e deputata ad esercitare la propria attività quale servizio di pubblica necessità a tutela della salute dei cittadini. In questo ruolo è nostra responsabilità, oggi, fra i compiti emergenti in una società che invecchia, la tutela degli anziani, in quanto più fragili. Al riguardo cʼè già un incontro fra domanda e offerta di risposte a bisogni e servizi, basati anche sulle alte tecnologie, per migliorare la qualità di vita. Più che un problema economico-sociale, lʼanziano è unʼopportunità crescente. È un fatto: mentre molti mercati soffrono, la silver economy – in risposta ai bisogni della popolazione di oltre sessant'anni – progredisce. In Italia, l'anno scorso, la spesa degli ultrasessantacinquenni ammontava già a centottanta miliardi di euro, con un impatto sul PIL del 40%. Integriamo la segnalazione con altri dati incontrovertibili: il nomenclatore e il servizio sanitario non sono più in grado di offrire tutto a tutti; lʼuniversalismo delle origini del Servizio Sanitario Nazionale è sempre più compromesso ed eroso dal definanziamento iniziato con la spending review del governo Monti; in questo contesto, anche la spesa sanitaria privata – cosiddetta out of pocket – rappresentata da chi ha le possibilità economiche ha già raggiunto quaranta miliardi di euro in Italia ed è anchʼessa tendenzialmente in crescita, come la silver economy. Mentre il valore dellʼapporto del nomenclatore è destinato a pesare quanto un decimale della spesa della silver economy sommata all'out of pocket, la risposta con nuove prospettive è proprio qui. Più che il nomenclatore, il nuovo petrolio sarà lʼeconomia dʼargento che investe per contrastare gli effetti negativi dellʼinvecchiamento, sempre più in settori come salute e benessere? Perché no? I baby boomer, in parte risparmiati dalla crisi economica, spendono – meglio, investono – le loro risorse economiche – già ora, il 40% del PIL – con lʼobiettivo di mantenersi il più a lungo possibile in salute. Aggiungerei fra le nuove opportunità anche nuove possibili alleanze, ad esempio con i geriatri, che nei consessi istituzionali sostengono che l'orecchio è la porta del cervello, che se arrugginisce l'orecchio arrugginisce il cervello e, in tal caso, si apre la strada alla disabilità intellettiva fino ad importanti malattie come l'Alzheimer o la demenza senile: i geriatri hanno capito – e, soprattutto, indicano ai loro pazienti e nei tavoli ministeriali – che il ripristino dell'udito è un risparmio, non un costo, anche per il Servizio Sanitario Nazionale.

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