Visto al di qua dell’oceano: vendita libera in audioprotesi, dibattito in Italia

Dispositivi per l'udito da banco

Stati Uniti sotto i riflettori, sulla vendita libera degli apparecchi. © skynesher/istockphoto

A proposito dei dispositivi per l’udito da banco, che sono stati autorizzati in America, grande cautela si respira in Europa e nel nostro Paese sulla liberalizzazione del mercato degli apparecchi acustici e delle soluzioni audiologiche agli utenti finali. Abbiamo intervistato tre autorevoli esperti.

Grazie alla vendita libera di ausili per sentire meglio aumenta l’accessibilità agli strumenti della riabilitazione, argomentano i sostenitori della legge firmata nell’agosto scorso negli Stati Uniti. Il dibattito si sposta nel Vecchio Continente, dove gli interlocutori istituzionali si schierano compatti a difendere l’applicazione professionale che prevede una prescrizione medica e un’assistenza audioprotesica. In Italia, Audiology Infos ha interpellato il presidente della SIO – Società Italiana di Otorinolaringologia e Chirurgia Cervico-Facciale, Ettore Cassandro, il presidente ANA – Associazione Nazionale Aziende Audioprotesiche, Salvatore Regalbuto, e il presidente ANAP – Associazione Nazionale Audioprotesisti Professionali, Gianni Gruppioni, che esprimono generali e puntuali considerazioni sul tema, proposto nel numero di dicembre della rivista.

Fanno quadrato con voce univoca anche gli attori italiani della cura dell’udito: evidentemente non piace l’entrata sul mercato di dispositivi come gli amplificatori acustici, ma non è soltanto una questione di concorrenza bensì, come ha decretato una recente sentenza di un tribunale, di concorrenza sleale, in qualche caso. Per non parlare delle evidenze scientifiche che fanno di questi articoli addirittura un pericolo potenziale per la salute delle orecchie: non solo non contribuiscono a riabilitare un disturbo audiologico, ma estendono il problema se l’uso non è conforme alle disposizioni e cioè limitato nel tempo, quantomeno. Il timore sotteso è che i pazienti non siano bene informati e consapevoli in materia, e la grande disparità di prezzo fra molte soluzioni disponibili online o nei canali di vendita meno tradizionali e gli ausili proposti dai centri acustici è controproducente.

La voce dei medici specialisti deputati alla prescrizione audioprotesica è rappresentata dal presidente della SIO – Società Italiana di Otorinolaringologia e Chirurgia Cervico-Facciale, Ettore Cassandro. © C. P.

Grande preoccupazione per Ettore Cassandro, presidente della SIO – Società Italiana di Otorinolaringologia e Chirurgia Cervico-Facciale, se i medici specialisti prescrittori non possono verificare le condizioni cliniche di una persona affetta da una patologia: «La protesizzazione acustica – ha dichiarato – è un processo complesso, che necessita dell’interazione del medico specialista e dell'audioprotesista in un iter dinamico, con continui aggiustamenti legati alla variabilità delle condizioni cliniche, psicologiche e di adattamento del paziente. Le perdite uditive lievi o moderate – ha aggiunto – non sono meno impegnative delle ipoacusie più gravi, sia sul piano tecnico che su quello clinico. Sul piano tecnico, perché le aspettative del paziente che ha il riferimento di un udito abbastanza buono sono molto alte e, quindi, la qualità della protesi e il suo fitting devono essere adeguate. Sul piano clinico, perché perdite uditive di questo tipo possono essere legate a patologie reversibili, con terapia medica o chirurgica, o evolutive, come gran parte delle ipoacusie neurosensoriali, che quindi necessitano di un controllo periodico da parte del medico specialista: è come se dovessimo pensare a curare la febbre, quindi il sintomo, ovvero l'ipoacusia, senza preoccuparci di cosa può averla causata. In altre parole – ha concluso – potrei pensare, per allargare la platea di possibili utenti e per sensibilizzarli al problema, a protesi tecnologicamente semplici a basso costo, ma comunque dietro prescrizione dello specialista che abbia verificato le condizioni cliniche».

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