CRS Amplifon 2017: il direttore Alberto Golinelli e il primo bilancio semestrale

Intervista

Lavora come nuovo direttore dell’Area Medica del CRS Amplifon, Alberto Golinelli. © CRS

Grazie al contributo di Antonio Della Volpe, direttore di Chirurgia Protesica della Sordità Infantile presso l’ospedale pediatrico “Santobono-Pausilipon” di Napoli, si è chiuso con successo il primo semestre dei corsi di formazione del Centro Ricerche e Studi – CRS Amplifon. Intervista al direttore.

Facendo riferimento ai dati disponibili sull’otologia infantile, lo specialista partenopeo ha sottolineato come un caso di ipoacusia su tre venga scambiato per autismo: una diagnosi sbagliata, destinata ad avere conseguenze anche più importanti per la mancata riabilitazione tempestiva. Questo è stato solo uno dei temi trattati al terzo corso di formazione del calendario CRS 2017: l’udito dei bambini è un argomento fondamentale per garantire il corretto sviluppo della persona, e sul percorso ideale dell’identificazione e del trattamento delle ipoacusie in età pediatrica si sono confrontati circa cinquanta medici, così come sull’immediatezza dell’approccio terapeutico conseguente ad un efficiente e capillare programma di screening neonatale ma anche su un’opportuna sorveglianza audiologica che consenta di cogliere le forme progressive di sordità, molto difficili da individuare. Le statistiche riportate da Antonio Della Volpe rilevano che una percentuale pari a 80% dei neonati ipoacusici viene trattata con apparecchi acustici, il restante 20% con impianti cocleari. L’obiettivo è quello di allineare le prestazioni italiane alla tempistica degli interventi dei Paesi nordici, dove la chirurgia implantologica viene garantita entro il primo anno di vita e in caso di sordità bilaterale si interviene su entrambe le orecchie.

Dal calendario 2017 dei corsi di formazione del CRS Amplifon particolare attenzione è rivolta al legame fra la perdita di udito e il declino cognitivo: dopo la pausa estiva, gli appuntamenti riprenderanno ad ottobre. © CRS

Buone notizie in merito alle nuove indicazioni e prospettive degli impianti cocleari sono stati al centro del corso che ha aperto il calendario 2017, diretto da Stefano Berrettini di Pisa e Nicola Quaranta di Bari, che hanno approfondito i legami fra la perdita di udito e il declino cognitivo dopo i sessant’anni di età, ma anche il ristabilimento dell’udito binaurale, il trattamento delle sordità asimmetriche e monolaterali, lo studio delle funzioni cognitive superiori e la loro interazione con la riabilitazione dell’ipoacusia, la stimolazione bimodale. Si stima che il declino cognitivo, in particolare, nei prossimi anni rappresenterà una delle principali cause di disabilità e mortalità: se è pur vero che non esistono terapie vere e proprie, la comunità scientifica internazionale concorda sul fatto che una prevenzione efficace stia nella riabilitazione dei disturbi audiologici che molto spesso sono connessi all’invecchiamento. Chi a sessant’anni sente meno, infatti, presenta sei o sette volte in più la possibilità di sviluppare il rischio di declino cognitivo: la mancata riabilitazione per dieci anni può essere cruciale, poiché la deprivazione sensoriale uditiva comporta molteplici sforzi prolungati finalizzati alla comprensione e determina il cosiddetto carico cognitivo, che conduce ad un logoramento più rapido delle abilità relative e della memoria. Dalla Gran Bretagna arrivano studi che dimostrano come la protesizzazione precoce si accompagna ad una diminuzione dei pazienti affetti da declino cognitivo, rispetto al passato.

Controlli più precoci, appropriatezza clinico-protesica nella rimediazione dell’ipoacusia, esami diagnostici dalla pratica clinica ambulatoriale alla verifica di efficacia sono stati i temi approfonditi da Ettore Cassandro di Salerno, per sottolineare quanto anche il corretto esercizio professionale degli operatori contribuisca a migliori prestazioni sanitarie. L’approccio della personalizzazione del trattamento e la prevenzione sotto forma dell’abbassamento dell’età delle visite audiologiche, i protocolli e il futuro delle prescrizioni, ma anche e soprattutto la necessità di orchestrare la prestazione al paziente con l’intervento multidisciplinare di un gruppo, composto da un otoiatra o un audiologo, un audioprotesista e un logopedista, sono necessità ormai imprescindibili per un’aggiornata gestione del problema. Consapevoli che all’alleanza clinico-tecnologica degli ultimi vent’anni, che ha prodotto un’eccezionale offerta rimediativa, ancora non corrisponde un’adeguata cultura della prevenzione, né risorse né organizzazione di pari efficacia, i moderni professionisti capiscono facilmente che oggi serve una nuova modalità di intervento sul tema.