Baha, Ponto, Sophono, Baha Attract e Bonebridge: appropriatezza, ricerca da Pisa

Complicanze dei tessuti molli intraoperatorie

Sono da ricondurre prevalentemente a sanguinamenti cutanei dello scalpo, in caso di interruzione di vene emissarie. La principale complicanza intraoperatoria può essere quella di penetrare, durante la creazione del foro guida, nel seno trasverso o sigmoide. È facilmente gestibile mediante l’apposizione di cera d’osso a livello della soluzione di continuo e spostando la sede della vite (34, 37). Dimbleby et al. 2014 (38) riportano un caso di liquorrea intraoperatoria a seguito di impianto di vite Baha.

Complicanze dei tessuti molli postoperatorie

Sanguinamento. Sono riportati in letteratura casi di ematomi del lembo cutaneo (39-41), che deve essere evacuato nel postoperatorio per evitare la necrosi. Sono descritti anche rarissimi casi di sanguinamento cronico nel postoperatorio (39, 41).

Necrosi lembo cutaneo. È una complicanza descritta in una percentuale variabile di 0%-10% (42), derivante da un inadeguato apporto ematico al lembo cutaneo. È quasi completamente scomparsa dalle casistiche operatorie in cui si esegue l’intervento con l’incisione lineare (42).

Irritazione cutanea ed infezioni. È di gran lunga il genere di complicanza più frequente per quanto riguarda le protesi impiantabili percutanee. Moltissime sono le casistiche. L’incidenza riportata varia nelle casistiche più ampie (con più di cento pazienti) dal 9% al 49% (28, 39 – 41, 43). L’altissima percentuale di queste complicanze cutanee ha portato le case produttrici di protesi a sviluppare dispositivi senza elementi percutanei, con una notevole riduzione delle medesime. Iseri et al. 2015 (44) hanno riportato un solo caso di eritema in pazienti impiantati con protesi transcutanee, risoltosi con l’applicazione di un magnete più leggero. Le reazioni cutanee da protesi percutanee vengono classificate secondo una scala proposta da Holgers et al. nel 1988 (45) in cinque stadi diversi: grado 0, nessun tipo di reazione cutanea; grado 1, leggero rossore; grado 2, rossore e secrezione; grado 3, tessuto di granulazione; grado 4, infezione che porta alla rimozione dell’impianto. Fortunatamente la maggior parte delle complicanze cutanee è da classificare come grado 1 ed è quindi facilmente trattabile con terapia antibiotica topica e medicazioni.

Sovraccrescita cutanea. Consiste nella crescita di cute intorno alla vite, che può anche superare il pilastro e coprire completamente l’impianto. Anche in questo caso la percentuale di incidenza varia al variare delle casistiche, oscillando fra 4,5% e 8% (39, 41). Generalmente si tratta con minime procedure chirurgiche in anestesia locale, o con medicazioni con corticosteroidi o clobetasolo (46).

Dolore cronico. Sono descritti in letteratura saltuari casi di persistenza di dolore anche a mesi dall’impianto. Questo dolore difficilmente spiegabile è causa di rimozione dell’impianto in una percentuale variabile fra 2% e 4% (34, 39, 47).

Sintesi

Le protesi per via ossea impiantabili sono protesi sicure, gravate da una bassa percentuale di complicanze severe. La maggioranza delle complicanze riguarda la cute intorno all’impianto e solitamente si risolve mediante terapia antibiotica e medicazioni. In generale le complicanze sono più frequenti nei pazienti pediatrici. La percentuale di complicanze cutanee è in diminuzione grazie all’utilizzo di tecniche chirurgiche che non richiedono dermotomo e/o rimozione dei tessuti sottocutanei. Le complicanze cutanee sono presenti in percentuali decisamente minori in pazienti impiantati con protesi transcutanee.

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