Baha, Ponto, Sophono, Baha Attract e Bonebridge: appropriatezza, ricerca da Pisa

Sicurezza – Analisi delle complicanze

Al fine di condurre una ricerca più limitata sono stati presi in esame per lo studio delle complicanze solo gli articoli pubblicati nel periodo 2000-2015 risultati dalla ricerca su PubMed Medline. Dalla ricerca sono risultati quattrocentoventotto articoli, di questi sono stati analizzati gli abstract di cinquantaquattro articoli (sono stati esclusi trecentosettantaquattro articoli in base al titolo). Dei cinquantaquattro articoli ne sono stati esclusi altri diciannove dopo aver esaminato l’abstract. A questo punto sono stati esaminati trentacinque articoli in full-text copy. Sono stati inclusi nella review anche alcuni case reports che sono stati considerati utili, anche se aneddotici.

Come già riferito da alcuni autori (21), le protesi impiantabili per via ossea sono dispositivi chirurgicamente sicuri in quanto non sono riportati in letteratura casi di mortalità riconducibili alla chirurgia o all’utilizzo delle protesi. È riportata comunque un’elevata percentuale di complicanze minori legate alla procedura, che possono essere divise in due grandi gruppi.

La chirurgia della protesi acustica impiantabile per via ossea Ponto. © Otologia Bologna

Ossee: mancata osteointegrazione (precoce); perdita di osteointegrazione (tardiva); infezioni ossee – osteiti.

Dei tessuti molli: intraoperatorie; postoperatorie come sanguinamento, necrosi del lembo cutaneo, irritazione della cute, crescita cutanea, dolore e parestesie.

Mancata osteointegrazione (precoce)

Consiste nella perdita della vite e del pilastro nell’immediato postoperatorio, con una mancata completa integrazione della vite nel cranio del paziente. La percentuale riportata in letteratura varia dallo 0% (22) al 13% (23).

Bodnia et al. 2014 (24) riportano una percentuale di perdite precoci dell’impianto in pazienti pediatrici del 18%. Anche Mc Dermott et al. 2009 (25) riportano un’elevata percentuale di mancata osteointegrazione nei pazienti pediatrici: questa percentuale aumenta se si stratificano i bambini in base all’età, raggiungendo un 38% di perdite di impianto in bambini sottoposti a chirurgia sotto i cinque anni. Amonoo-Kuofi et al. 2015 (6), invece, riportano il 10% di mancata osteointegrazione in bambini sotto i cinque anni.

Perdita di osteointegrazione (tardiva)

Solitamente dovuta a traumi nella regione della vite o infezioni ossee tardive (rare). La percentuale riportata in letteratura varia dallo 0,4% al 2,7% (26-30). Questo tipo di perdita di impianto è molto più frequente nei pazienti pediatrici.

Shamil et al. 2013 (31) riportano un case report di un paziente con ripetuti traumi del pilastro e conseguente perdita dell’osteointegrazione della vite: gli autori concludono che nei pazienti pediatrici con problemi di cadute frequenti e problemi comportamentali è più indicato l’utilizzo della softband. German et al. 2010 (32) riportano un caso di un ematoma epidurale a seguito di un trauma sul pilastro. McDermott et al. 2009 (33) riportano il caso di un’inclusione di vite a livello intracranico a seguito di un trauma. Non è riportato un aumento dell’incidenza di perdita di osteointegrazione tardiva all’aumentare dell’età (34). Non si sono evidenziate problematiche di stabilità dell’impianto in pazienti sottoposti a radioterapia nella zona di impianto (35).

Infezioni ossee – osteiti

Non sono riportate in letteratura infezioni ossee. È descritto un solo caso di ascesso intracerebrale a seguito di un cambio di pilastro (36).

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