Pawel Jastreboff: «È un errore credere che non esista una cura, per gli acufeni»

Audio Infos. L’errore risiedeva dunque in quella che veniva considerata l’origine degli acufeni?

Pawel Jastreboff. Prima della TRT, l’unico trattamento disponibile erano le maschere, vale a dire l’uso di un suono per mascherare quello del tinnitus. Nel 10% dei casi questa soluzione è ancora possibile ed efficace. Tuttavia, uno studio condotto dal dottor Hazell su un gruppo di pazienti per cui le maschere avevano funzionato ha svelato che quando non le utilizzavano più avvertivano sintomi peggiori che prima del trattamento. Inoltre, egli aveva una trentina di pazienti che utilizzavano questa tecnica da quindici anni e non ne ricevevano alcun miglioramento. Quando il dottor Hazell ha cominciato a somministrare la Tinnitus Retraining Therapy su questi pazienti, il loro stato è considerevolmente migliorato in appena un anno. Essi si sono poi lamentati con lui perché non aveva impiegato prima questa tecnica. La risposta fu semplice: la TRT non esisteva, dieci anni fa.

Audio Infos. In cosa consiste il trattamento?

Pawel Jastreboff. Lo insegniamo attraverso una formazione intensiva della durata di tre giorni. Comincia, da una parte, con un sostegno personalizzato per aiutare i pazienti a capire che l’acufene non è qualcosa di negativo e, dall’altra, con una terapia sonora. Nella fase del sostegno, cerchiamo di dissipare i dubbi dei pazienti al fine di demistificare la malattia. È molto importante fornire loro esempi della vita quotidiana ed evitare un linguaggio troppo scientifico. Un esempio che funziona molto bene è quello di immaginare che c’è un cobra di due metri nella stanza, che è tranquillo, ha mangiato e gli è stato tolto tutto il veleno, e che dunque non costituisce alcuna minaccia per i pazienti, che possono in tal modo concentrarsi su di me. Quando chiedo loro se credono di poterlo fare, rispondono sempre di no. Se qualche cosa ci indica un pericolo non possiamo fare altro che concentrarci su di essa. Allora dico loro che, fin dall’inizio, il serpente era di fatto un giocattolo, e che non c’era nessun pericolo, ma che ciononostante essi avevano percepito sensazioni negative.

La presenza di Jastreboff ha attirato una folla di partecipanti nell’aula in cui si svolgeva la conferenza promossa da Gaes.

Audio Infos. È lo stesso con gli acufeni?

Pawel Jastreboff. Assolutamente. La maggior parte dei pazienti associa il disturbo a qualcosa di negativo, perché ha sicuramente consultato medici che le hanno detto che non c’era niente da fare, che avrebbe dovuto imparare a conviverci per il resto della vita, che non poteva farci niente. Ho un paziente a cui è stato detto che ha questa malattia perché il suo cervello è difettoso, e questo l’ha distrutto. Mi ci è voluto circa un anno, perché arrivasse a sentirsi meglio. Il problema non arriva soltanto da parte degli otorinolaringoiatri. Altri professionisti come gli psicologi, ad esempio, usano ancora e sempre la stessa frase: «Non possiamo farci niente, dovete semplicemente imparare ad accettare il vostro acufene», e questo avviene in tutto il mondo. Ma non è così. Gli acufeni non sono qualcosa di negativo, non sono il sintomo di un problema al cervello né di un’ipoacusia futura. È come avere una pistola di plastica puntata alla tempia. Sembra pericolosa, ma non lo è. Anche quando i pazienti sanno che il serpente è un giocattolo, ogni volta che si muoverà salteranno sulla sedia, perché è il cervello inconscio che agisce per primo. In primo luogo abbiamo l’istinto di fuggire, poi la capacità di analisi.

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