Pawel Jastreboff: «È un errore credere che non esista una cura, per gli acufeni»

Intervista

Famoso in tutto il mondo, Jastreboff è il padre della Tinnitus Retraining Therapy.

In occasione del venticinquesimo anniversario di una terapia fra le più efficaci contro il tinnitus, la TRT, Pawel Jastreboff, ideatore e fondatore dell’Università Emory di Atlanta, Stati Uniti, è arrivato in Spagna per partecipare alla conferenza “Acufene e trattamento con gli apparecchi acustici”.

Oltre duecento professionisti hanno assistito al momento formativo, durante il quale è stata sottolineata la necessità di trattare con tutti gli strumenti disponibili questa patologia, che nella sola Spagna affligge quattro milioni di persone. L’incontro con Pawel Jastreboff ha costituito anche l’occasione di un’intervista a cura dei redattori di Audio Infos Spagna.

Audio Infos. Qual è la chiave della Tinnitus Retraining Therapy?

Pawel Jastreboff. È una rieducazione del cervello. Ai miei pazienti porto spesso questo esempio: «Voi sapete guidare a destra. Immaginate ora di accettare un incarico in Nuova Zelanda, dove dovete imparare a guidare a sinistra. Poiché è il cervello inconscio che controlla la guida, anche se sapete cosa dovete fare per guidare bene rischiate di tenere una guida pericolosa. Ciononostante potete insegnare al vostro cervello a guidare a sinistra e, dopo un po’, non avrete più problemi». Il disturbo degli acufeni origina dal fatto che il segnale sonoro, che proviene dal sistema uditivo, si diffonde al sistema limbico. La TRT rieduca il cervello al fine di limitare le connessioni fra il sistema uditivo e gli altri sistemi cerebrali, affinché esse siano ristrette al sistema uditivo senza contaminare gli altri sistemi.

Audio Infos. Come è arrivato a questo modello?

Pawel Jastreboff. È successo per caso. Studiavo l’orecchio, l’equilibrio, il cervelletto. Sono arrivato all’Università di Yale per studiare il meccanismo olfattivo e, dopo un anno, un giovane ricercatore mi ha chiesto di aiutarlo a creare un modello animale per il miglioramento del tinnitus. Pensavo che un approccio simile fosse impossibile: se è impossibile dimostrare la presenza di acufene nell’uomo, come dimostrarlo nel topo? Gli ho detto che il suo ragionamento era sbagliato, ma che avremmo forse ottenuto qualche risultato con un modello comportamentale. Mi ha risposto: «Ecco il denaro, il laboratorio: vada avanti». Ed è quello che ho fatto.

Audio Infos. Il primo passo è stato quello di entrare nel mondo degli acufeni.

Pawel Jastreboff. Non ne sapevo niente, se non che mia nonna ne soffriva e se ne lamentava senza sosta, perché il suo tinnitus era davvero invalidante. Mentre lavoravo al modello, ho sfogliato la letteratura per conoscere di più sull’argomento. Le informazioni che ho trovato erano molto confuse, ma smentivano un principio comune: che l’acufene è posizionato a livello dell’orecchio e del nervo uditivo. Ho trovato questa premessa completamente sbagliata. Ho pensato piuttosto che per trovare la causa del disturbo bisognava osservare il cervello, e non l’orecchio. Ho creato un’applicazione pratica del mio modello, che oggi è conosciuta come Tinnitus Retraining Therapy. Ne ho discusso con il dottor Hazell, un eminente esperto della materia residente a Londra, e il modello gli è talmente piaciuto che ha cominciato ad utilizzarlo il lunedì successivo. I risultati positivi mi hanno incoraggiato a creare negli Stati Uniti un centro per trattare gli acufeni e, da allora, ho seguito oltre duemila pazienti, con eccellenti risultati.

Audio Infos. Il successo è stato dunque immediato.

Pawel Jastreboff. In realtà i risultati scientifici sono comparsi otto anni più tardi, dopo la pubblicazione di uno studio di tomografia ad emissione di positroni (PET) che ha verificato il fondamento del mio modello. Ma io avevo già cominciato a trattare i pazienti. Lo studio dimostrò che nelle persone affette da tinnitus il sistema limbico, vale a dire il centro delle emozioni, è troppo attivo. Questo ha sorpreso molti, poiché dimostrava che l’acufene non ha niente a che vedere con il sistema uditivo, ma coinvolge altre parti del cervello. Era chiaro per me, ma a quell’epoca non era così per i miei colleghi.

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